La tragedia di Atrani: lo chef morto oggi avrebbe avuto la prima busta paga

ATRANI (3 gennaio) - Sulle guide turistiche ”Zaccaria” è quella terrazza dove si mangia pesce cucinato divinamente, sospesa sul mare, appesa sul confine tra Atrani ed Amalfi.
L’affascinante dubbio che attrae turisti, ieri mattina ha portato sul posto tutte le istituzioni, quando alle 10,10, una lastra di carbonato di calcio di 12 metri alta e 11 larga si è scollata da quel gigante di roccia piantato in acqua che sono i monti Lattari ed ha schiacciato il cuoco del ristorante, Carminuccio o’ cheffone.
Lo chiamavano così perchè anche lui era un gigante, Carmine Abate, 43 anni, moglie e due figlie adolescenti, travolto ad Amalfi, mentre stava per mettere piede nella sua cucina di Atrani.
I magistrati arrivati sul posto più di quattro ore dopo, Maria Chiara Minerva di turno e Angelo Frattini competente per l’ambiente, si sono meravigliati perchè la rete di contenimento sulla roccia arrivava ad un metro dal vuoto lasciato dal crollo e perchè ”Zaccaria” è un ristorante coperto di lamiere e letteralmente aggrappato alla montagna.
Eppure chi non conosce ”Zaccaria”, storico, rinomato, buono per le cene al lume di candela e per i pranzi delle scolaresche dopo l’esame di stato.
La morte meraviglia in Costiera amalfitana, meno stupiscono reti e cartelli che puntellano il patrimonio dell’umanità.
Sul posto sono arrivati il sindaco di Atrani Nicola Carrano e quello di Amalfi Antonio De Luca, l’assessore provinciale al contenzioso e al patrimonio Adriano Bellacosa, con il tecnico di turno Saverio Vitolo e l’architetto Francesco Guida per la protezione civile, il capocantoniere dell’Anas Giuseppe Gravino, l’ingegnere del Genio civile Antonio Sansone, il rappresentante dell’Autorità di bacino destra sele Pippo Grimaldi.
E infatti non c’è solo il confine pittoresco che divide la sala dalla cucina del ristorante, ma c’è la doppia strada: la statale amalfitana che gli passa davanti e la provinciale che lo abbraccia di sotto, il costone è Anas.
Indagano i carabinieri, il comandante della stazione di Amalfi Peppe Flinio e i suoi uomini hanno assistito alle scene di disperazione dei proprietari, della donna delle pulizie unica testimone con un fratello di Zaccaria Pinto che ha subito leggere escoriazioni.
Poi hanno coadiuvato il comandante dei vigili urbani Aldo Cavaliere che ha estratto il corpo ancora vivo, intatto, solo il volto una maschera di sangue e di dolore, pochi lamenti ed era morto.
Poi hanno transennato l’ingresso del ristorante e si sono mesi al lavoro acquisendo prima di tutto le [...]

Leggi tutto l'articolo