La vendetta non ha fretta ( quarto capitolo)

      Torno in ufficio con la convinzione sempre più marcata che l’omicidio non era a scopo di rapina e che la borsetta della vittima era stata fatta sparire apposta per farci credere a questa supposizione.
“ Perino guarda questa fotografia e questa lettera, è stata scritta da Primi, si trovava dentro la cassaforte”.
Perino prende la lettera e poi esclama: “ Qualcuno ha chiesto al colonnello un favore…questi si è rifiutato…ora bisogna capire quale favore è stato chiesto”.
“ Esatto, anche io la penso come te.
E della foto che ne dici?”.
“ Non so commissario, bisognerebbe farla ingrandire…sinceramente non saprei dire..”.
“ D’accordo allora ingrandiamo la foto sperando di vedere in volto quel militare…non so perché, ma qualcosa mi dice che è lui la chiave di tutto”.
Nel primo pomeriggio, il telefono squillò, era un certo Livio Gerdetti.
Mi spiega che era stato un ufficiale al servizio del colonnello Primi:” Dovrei parlarle, io so chi è l’assassino della vedova e del colonnello…”.
Rimango interdetto sulla parola colonnello.
“ Non posso dirle niente per telefono, venga  in via Barbaroux al numero otto, c’è una piccola porticina, salga al primo piano, e bussi alla prima porta a destra…bussi tre volte e io saprò che è lei…,ma si sbrighi, credo che la prossima vittima potrei esser io!”.
Non faccio in tempo a domandare lumi su questa frase che la telefonata si interrompe.
Lascio l’ufficio di corsa, la via indicata non è lontana dalla questura.
Gli agenti rimangono perplessi nel vedermi correre in quella maniera.
Arrivo alla via indicata e trovo la porticina aperta, salgo al primo piano e busso tre volte come mi è stato indicato ma…nulla…solo silenzio.
Riprovo, stesso silenzio.
Allora chiamo a voce alta Gerdetti, non ottengo risposta.
Giro il pomello della porta e noto che non è chiusa dall’interno.
Estraggo la pistola e con cautela entro dentro l’alloggio.
Sul pavimento vedo un uomo disteso, una chiazza di sangue sotto di esso.
“ Malediz…sono arrivato tardi!”.
Gerdetti era stato ucciso.
Chiamo il medico legale e la scientifica, mentre aspetto il loro arrivo mi guardo attorno.
L’alloggio è piccolo, una cucina e la stanza da letto, un armadio ha le ante spalancate, intravedo gli abiti della vittima.
Sul tavolo un bicchiere ancora pieno di brandy.
Per terra noto un bossolo, è lo stesso modello della pistola che ha ucciso la Felsi.
Chiamo in questura: “ Mandate Stresi e la scientifica, abbiamo un altro cadavere...via Barboroux otto”.
[...]

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