La vetrina

Camminando con indolenza per la strada, vedo, riflesso in una vetrina, un uomo avanzare.
Non cammina, si sposta quasi, ha un passo dondolante.
Con sorpresa, mi rendo conto che quell'uomo sono io.
Sorrido rassegnato al vetro.
Un'avvenente signora accanto  a me si sta esaminando nella stessa vetrina, si accomoda i capelli, sistema improbabili pieghe sul suo cappotto e cerca altre altrettanto improbabili carenze nella sua mise.
All'improvviso, scorge la mia immagine, la scruta, guarda altrove, torna a fissarla e infine si gira e mi guarda direttamente.
Ha l'aria seccata.
Ricambio lo sguardo e solo allora mi rendo conto che sulle mie labbra continua ad aleggiare un sorriso idiota.
La celeste apparizione, dopo avermi lanciato un'ultima occhiata infastidita, si gira e si allontana a passo di marcia.
Resto come un baccalà, ma non posso impedire che il mio sorriso si tramuti in una grassa risata: quanto erano belli (e lontani) i tempi in cui un mio sorriso non causava fughe precipitose.
         

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