La vita del sig. B - 12

  Oggi doppia storia in quanto sto partendo per il ritorno al sole del nord dopo 10 giorni di piogge e vento nel nostro estremo sud..
Un viaggio lungo che terminerà domani a tarda sera , ma tutto dipenderà dalle condizioni del mare.
*** SILVIO STORY 12 I PENTITI: «A Riina 200 milioni l’anno per le antenne di Canale 5» di tyle="text-align: center;">Claudia Fusani   Come e perchè Mangano venga assunto ad Arcore è faccenda che si spiega solo anni dopo.
Dopo che diventa ufficiale il pedegree criminale del boss di Porta Nuova.
E dopo che Dell'Utri finisce sotto processo a Palermo per mafiosità.
Racconterà Mangano ai giudici di Palermo: «Tra il '73 e il '74 Cinà (Gaetano) e Dell'Utri vennero a trovarmi a Palermo, mi proposero un lavoro ad Arcore dove un loro amico aveva acquistato una proprietà.
Prima di trasferirmi con la mia famiglia andai negli uffici della Edilnord (l'impresa immobiliare di Berlusconi) al numero 24 di Foro Bonaparte e incontrai i signori Berlusconi e Dell'Utri».
Tutto giusto, manca solo un dettaglio: con Mangano alla Edilnord quel giorno si presentano anche i boss Francesco Di Carlo, Mimmo Teresi e Stefano Bontade, all’epoca il Capo di Cosa Nostra nonchè fratello massone.
Un incontro raccontato nei particolari da Di Carlo una volta pentito: «Fu un colloquio in cui vennero discusse e decise reciproche disponibilità.
Volto a garantire a Berlusconi e alla sua famiglia una protezione dai rapimenti.
Il colloquio fu favorito da Cinà, amico di Dell’Utri».
E’ un passaggio, questo, da segnalare con cura anche perchè, in modi diversi, è confernato dallo stesso Berlusconi in un’intervista al Corriere della Sera nel 1994, una delle poche volte in cui il premier ha accettato di parlare di mafia: «Rapporti con la mafia ne ho avuti una volta sola, quando tentarono di rapire mio figlio Pier Silvio che allora aveva cinque anni...».
Fatti due conti - Pier Silvio compie sei anni il 28 aprile 1974 - la minaccia di rapimento precede l’arrivo di Mangano ad Arcore.
La domanda è un’altra: Mangano è imposto dalla mafia - per il tramite di Cinà e Dell’Utri - per controllare i traffici di Cosa Nostra al nord offrendo in cambio di una protezione? Oppure, come ha sempre sostenuto Berlusconi, viene ingaggiato solo come guardiaspalle privato visti i rischi di quegli anni? Sembra improbabile che Silvio non conoscesse il profilo criminale di chi stava per far entrare in casa sua.
Dirà Paolo Borsellino a Canal Plus, la sua ultima intervista prima di morire (19 maggio 1992): «Buscetta e Contorno [...]

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