La vita del sig. B - 2

  SILVIO STORY 2   Costruttore, ma senza soldi spunta l’aiuto di Carlo Rasini di Claudia Fusani   È il 1961, in dieci anni Milano e l’hinterland hanno visto arrivare seicentomila immigrati, c’è fame di case e appartamenti.
Miele per i palazzinari.
Zucchero per Silvio Berlusconi che già nell’ultimo anno di università ha lavorato con la Immobiliare Costruzioni.
Una volta laureato e schivata – lui che si vanta d’essere di sana e robusta costituzione – la naja, mette insieme domanda e offerta e il gioco è fatto.
Sarà un crescendo impressionante: via Alciati, il primo minuscolo, ma significativo gruppo di case; poi i mille appartamenti di Brugherio; il modello new town a Segrate con Milano 2, dove prende forma nel 1974 il primo embrione di Canale 5, e a Basiglio con Milano 3.
In pochi anni Berlusconi riesce a ottenere linee di credito riservate e superagevolate, concessioni edilizie, varianti urbanistiche, a diventare socio di già noti finanzieri, a trovare compratori nonostante la crisi, addirittura a far deviare gli aerei che, da Linate, attraversano il cielo sopra i suoi palazzi.
Il “miracolo milanese” di Sua Residenza è in realtà una sequenza di stupefacenti anomalie.
E se il mito da lui alimentato favoleggia dell’uomo che si è fatto dal nulla, non si tiene conto, in questo nulla, dei miliardi di lire che gli sono inspiegabilmente piovuti tra le mani.
In via Alciati si affaccia un terreno che il giovane Silvio giudica perfetto per costruire abitazioni per gli immigrati che arrivano dal sud e dal Veneto rurale.
Giuseppe Fiori ne «Il venditore» (Garzanti) e Giovanni Ruggeri ne «Gli affari del Presidente» (Kaos) ricostruiscono i passaggi dell’investimento.
L’area costa 190 milioni di lire, Silvio ne ha solo 10, ma non molla.
Anzi.
Cerca, e trova, dilazioni nei pagamenti, una fidejussione e un socio.
Lo aiuta Carlo Rasini, che ha preso in mano la omonima banca (che alcuni atti giudiziari definiranno «crocevia degli interessi della malavita milanese in genere e in specie quella facente capo a Cosa Nostra») di cui il padre Luigi è direttore nel 1957.
Il socio è un cliente dell’istituto di credito, il costruttore Pietro Canali, che accetta non solo di aprire il portafoglio ma anche, racconta Berlusconi («Io ho fatto fortuna così», Capital, aprile 1981), di sottoscrivere «una compartecipazione al 50 per cento».
L’operazione va in porto, in due anni vengono costruiti gli appartamenti e i soci della Cantieri Riuniti Milanesi ci guadagnano pure qualcosa.
È qui che Berlusconi [...]

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