La zebra si morde la coda...

di G.
Fiorito Lecce Juventus avrebbe dovuto essere una di quelle partite da risolvere come una formalità.
Invece è stata la rilettura di uno squallido copione già visto.
Dalla polvere agli altari, andata e ritorno.
Tutto vero.
1) Il rigore su Toni con annessa e connessa espulsione convalidati persino da mediaset, ma non dal team arbitrale.
Non è la scusa del giorno e non basta per l’alibi.
Ma il rigore c’era e l’espulsione pure.
2) Buffon, che non va mai nemmeno fuori dai pali, va fuori dall’area.
Fuori di testa c’è già da un sacco di tempo.
Sarà stato l’istinto, ma anche quello uno come lui lo dovrebbe controllare.
3) Non puoi improvvisare quando non hai la tecnica e gli esecutori non conoscono nemmeno lo spartito.
Di regola l’allenatore toglie una punta per far entrare un altro portiere.
4) Volenti o nolenti tutto è oggi figlio di calciopoli.
Mi fa male parlarne, però lo devo fare.
Ho visto settimana dopo settimana ognuno di noi arroccarsi sulle proprie rabbie e conclusioni.
Fino a togliersi il saluto.
Non voglio fare retorica.
Non voglio citare Trigoria, che quando ho acceso la televisione mi parevano immagini dalla Libia.
Il calcio non si fa così.
Nemmeno il tifo.
Quella è delinquenza.
Però guardiamoci dentro.
Sempre divisi.
Uno contro l’altro armati.
A gridarci addosso lo stile di Gianni e quello di Umberto.
E le loro discendenze.
Colpe.
Misfatti.
Un cilicio vile che ogni giorno ci affligge.
Fratelli e antagonisti.
Come se quell’amore e quella rabbia covati nel cuore non fossero gli stessi.
E la gioia di tutte le vittorie e il pianto di tutte le sconfitte non li avessimo provati uguali.
Una cosa è certa: questa non è la Juventus che avrebbe dovuto essere.
Serve scaricare le tensioni sulla squadra? C’è chi vuole che i giocatori giochino e non pensino ad altro.
Come se calciopoli non fosse mai nemmeno esistita.
Dicendo pure ai quattro venti ciò credono e pensano.
Che siano 27 o 29.
Che se li sentano cuciti sulla pelle, rubati o semplicemente non ne avvertano il peso.
C’è chi desidera che quello che abbiamo patito in questi cinque anni sia di stimolo al riscatto e alla rivincita.
Anche se del 2006 ne sono rimasti pochi.
Appartengo a questa categoria.
Prima di tutto perché calciopoli o no, la Juventus è qualcosa di più.
Chiunque, come ha scritto Gianluca Pessotto nel suo libro “La partita più importante”, ricordando il momento nel quale arrivò alla Juventus, dovrebbe avere questo pensiero: “Quanto vi devo dare per poter avere il privilegio di essere uno della Juventus [...]

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