Lampedusa, riprendono gli sbarchi Trovati in mare i corpi di 68 migranti

I RAGAZZINI RIMASTI A TERRA APPICCANO FUOCO AI MATERASSI FUORI DALLA PARROCCHIA.
Arrivata la nave per i trasferimenti: a bordo 1.600 migranti, la metà di quelli ancora presenti nell'isola LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Finisce prima di iniziare l'avventura delle tendopoli che avrebbero dovuto servire ad affrontare l'emergenza immigrati a Lampedusa.
Il tir con a bordo le tende di colore blu con lo stemma del ministero dell'Interno è salito sulla nave traghetto Palladio.
Le tende non sono mai state montate, sono rimaste in porto per 10 giorni dopo la protesta dei lampedusani che si sono opposti con forza alla realizzazione delle tendopoli.
Non è escluso che le tende raggiungano Napoli o altri siti dove sono previsti altri accampamenti.
Su altri traghetti, Excelsior, Catania e Clodia, continuano invece gli imbarchi degli immigrati.
Secondo le autorità locali, a fine giornata, saranno tremila i nordafricani ad essere imbarcati.
E così si concluderà l'evacuazione dei tunisini dall'isola.
Le procedure di imbarco procedono senza tensioni.
IL FUOCO DEI RAGAZZINI - Momenti di apprensione, invece, si sono vissuti nella Casa della Fraternità, i locali della Caritas, dove sono ospitati 36 ragazzi.
Dopo che una ventina di loro coetanei erano stati imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle, quelli rimasti hanno cominciato a protestare.
Nonostante gli operatori umanitari avessero ristabilito la calma, nel pomeriggio la rivolta è esplosa.
A nulla sono servite le promesse che in giornata sarebbero partiti tutti.
I ragazzi hanno ammassato alcuni materassi fuori della casa e gli hanno appiccato il fuoco.
Molti di loro sono qui da quindici giorni.
«Nel mio paese - dice un ragazzino a torso nudo - abbiamo impiegato pochi giorni per mandare via Ben Alì.
Siamo arrivati qui per riconquistare la nostra libertà e invece ci tengono chiusi in una casa prendendoci in giro e dicendoci ogni giorno che domani partiremo».
NAUFRAGIO - Una settantina di cadaveri, quasi certamente di migranti morti durante una traversata verso le coste italiane, sono stati recuperati davanti alle coste libiche, nei pressi di Tripoli.
La notizia, che risale a giovedì scorso, è stata confermata all'Ansa da padre Joseph Cassar, responsabile del servizio dei gesuiti per i rifugiati a Malta, che ha detto di averla appresa da alcuni profughi eritrei che si trovano ancora in Libia.
I corpi sono stati sepolti nella stessa giornata di giovedì senza che fossero stati riconosciuti.
Le vittime potrebbero far parte del gruppo di 68 migranti, in gran parte somali ed [...]

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