Le Vite Parallele, Walter Veltroni e Adriano Leite Ribeiro

Gli Inizi (questo post è stato scritto a dicembre, prima delle dimissioni di Veltroni e del ritiro di Adriano, alla luce dei quali risulta ancora più centrato...)   Walter Veltroni gioca bene già dai tempi delle giovanili.
Ma fin dagli esordi, nei pulcini rossi, soffre il dualismo con l'altro numero dieci della FGCI, tale D'Alema.
Il D'Alema è più capace di tessere il gioco e tatticamente più disciplinato, doti che gli valgono la fascia da capitano della squadra per cinque anni.
Walter è un talento funambolico, incontenibile quando si tratta di saltare l'uomo, purtroppo ancora immaturo e inconcludente sottoporta.
Dopo i primi calci nella Federazione e nel Consiglio Comunale di Roma , nell'87 approda per la prima volta alla massima serie, il Parlamento Adriano Leite Ribeiro esordisce nel Flamengo a soli 18 anni, nel 2000.
Segna 14 gol in 45 partite, impressiona gli osservatori europei grazie a una potenza inusuale per la sua giovane età e grazie a un sinistro devastante.
Nel 2001 passa all'Inter e ottiene il suo primo tesseramento FIGC e all'88° di un'amichevole estiva la sua vita cambia completamente e definitivamente.
Stadio Santiago Bernabeu di Madrid, l'Inter gioca bene, uno dei tanti fuocherelli estivi.
Poi entra Adriano e senza alcun timore reverenziale (nè rispetto), nei confronti delle merengues porta lo scompiglio nella trequarti avversaria.
Hierro, non uno qualsiasi intendiamoci, Hierro lo abbatte senza pietà e il prodigio di Excalibur prende corpo sul prato madrileno.
Adriano estrae la palla dalla roccia e la scaraventa nel sette con una violenza spaventosa.
Giovani Promesse Anche Walter deve qualcosa al numero 88 (lugubre ricorrenza dell'acronimo nazista).
Nel 1988 entra nel Comitato Centrale del PCI, dove partecipa attivamente alla partita più importante.
E' titolare nella squadra che vince alla Bolognina ed è nell'11 storico che decide di cambiare denominazione sociale.
PDS è il nome della nuova squadra, nella quale ritrova il calore del pubblico ma anche il pericoloso dualismo con il sempre più esperto e velenoso D'Alema Massimo.
Adriano e l'Inter.
La prassi nerazzurra e il campione in erba.
Giochi come un nuovo Gesù brasiliano? Tiri a seicento all'ora? Bravo, ti sei meritato il ruolo di sesta punta e, nella migliore delle ipotesi, un prestito.
Adriano finisce alla Fiorentina, lo allena Mancini, segna 8 gol e vince...
un altro prestito, al Parma.
Dove continua a correre, abbattere gli avversari a spallate e segnare.
Due stagioni, 23 gol.
Consacrazione e prime difficoltà Walter miete [...]

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