Le amare vicissitudini del sig.F. - racconto by dracodraconis

 Il signor F., per l’anagrafe municipale, Fabio Colavito, ha cinquant’anni e vive a Lecco in una contrada ai piedi dei Piani d’Erna.
Divide l'appartamento con la moglie Elga, cinquantenne pure lei e professione casalinga e la figlia Martina, diciottenne, studentessa liceale.
La  professione del nostro signor F., attualmente, è quella di disoccupato, per meglio specificare, autonomo disastrato senza reddito (a breve anche senza fissa dimora), in quanto la sua attività è andata in malora.
"Con molto dispiacere e sentita partecipazione"- questa del molto dispiacere e sentita partecipazione, è divenuta una costante nelle sue relazioni con il prossimo da quando la società  per cui lavorava gli ha stracciato il contratto in faccia.
"Colpa della crisi, mi creda Colavito, le vendite diminuite, le tasse, la recessione … mi creda siamo costretti.
Vada,vada adesso, vedrà che molte opportunità le si presenteranno ".
Questo il discorso di commiato dell’affranto direttore, preparato appositamente per lui e gli altri trombati di quel giorno.
In effetti al nostro Fabio molte strade si presentarono e molte porte si aprirono: sì, le strade che ha dovuto imparare a percorrere avanti e indietro alla ricerca di qualcosa da fare e le porte delle agenzie interinali per iscriversi alle liste degli sfigati senza lavoro, nella particolare sezione, data l’età, la nazionalità italiana ed il curriculum vitae, dei S.S.D.C.
(senza speranza da cestinare).
Il trombato F.
imparò in fretta che,comunque, era meglio uscire presto di casa al mattino, al solito orario da occupato,vuoi per non far capire ai vogliosi vicini la sua vergognosa situazione di italiano senza reddito, vuoi per non essere costretto a sentire le floreali e gioiose giaculatorie mattutine con le quali, immancabilmente, dal primo giorno di disoccupazione, la solerte Elga non aveva mai mancato di deliziarlo.
Iniziando con l’esprimere il risentito stupore nel vedere ancora il marito vivo, nonostante le fervide preghiere della sera precedente, dette rigorosamente in ginocchio davanti alla statuetta della Beata Vergine Maria,la buona Elga si vede quindi costretta a nominare tutti i santi di sua conoscenza, ricordando loro quanto l’hanno, ancora una volta, profondamente delusa.
Nel suo pragmatismo di donna dalle lontane origine elvetiche, prosegue sempre, con la sua acida vocina, col ricordare al marito la propria inettitudine in quanto "non buono neanche a suicidarsi  in modo non paleseprima che scada il nuovo premio della polizza sulla vita." Il nostro sig.F.
si [...]

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