Le conseguenze del proibizionismo, come 'ndrangheta e camorra si finanziano

"Chi parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese".
Lo scrive Roberto Saviano su LA REPUBBLICA.
"Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat.
Calabria e Campania forniscono i piu' grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina.
Si arriva a calcolare che 'ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l'anno, ed e' una stima per difetto.
La 'ndrangheta - come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri - compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro.
Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro.
Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantita' di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.
E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader - che hanno molti meno profitti - per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali.
Proprio dinanzi a fatti come l'attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessita' di capire.
E' la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo.
E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese.
Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano.
Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare.
La bomba non e' stata messa davanti a una caserma, ne' alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale.
Il messaggio, dunque, e' rivolto alla Procura Generale.
E forse - ma qui si e' ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco piu' di un mese divenuto Procuratore generale.
Da quando si e' insediato, il clima non e' piu' quello che le 'ndrine reggine conoscevano.
Le cose - continua Saviano su LA REPUBBLICA - stanno cambiando e le 'ndrine non apprezzano questo cambiamento.
Preferirebbero magari che le difficolta' burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare.
Le mafie sanno che la giustizia italiana e' complicata e spesso cosi' lenta che e' come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta.
Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria.
La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4.

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