Le differenze tra il piano Minniti e Salvini La linea dell'ex ministro prevedeva l’arrivo dell’Onu per svuotare i campi, il governo gialloverde s’è tenuto solo gli accordi sui barconi. Ma nel caos non capiamo più nulla

Quando si parla degli accordi tra l’Italia e la Libia ci sono alcuni equivoci che vanno chiariti. L’equivoco più grande è che il cosiddetto piano Minniti fosse a favore dei campi di prigionia in cui i migranti sono rinchiusi in condizioni spaventose. Il piano Minniti in realtà era articolato in fasi successive che prevedevano l’intervento delle Nazioni Unite in Libia per svuotare i campi e per spostare tutti i migranti sotto la protezione internazionale. È chiaro che per i migranti – che a centinaia di migliaia arrivano da sud fino alla costa libica e lì sono detenuti anche per anni – passare dalle mani dei libici a quelle delle Nazioni Unite avrebbe significato la salvezza. Avrebbero abbandonato la condizione di prigionieri sottoposti a torture e abusi per tornare esseri umani sotto la responsabilità di un’organizzazione internazionale.
 Prevedeva anche che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) cominciasse in Libia il lavoro per capire quanti fra gli immi...

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