Le donne (e i libri) hanno ridefinito il concetto di "single"

Matrimonio, gravidanza, crearsi una famiglia: questi sono i passaggi chiave della vita di una donna secondo il pensar comune.
Ma cosa succede se decidiamo di non seguirli? Come viene vista una donna che sceglie altre tappe da raggiungere durante la sua vita, scegliendo di rimanere single? Il giorno dopo San Valentino è ormai diventato ufficialmente una nuova ricorrenza: il 15 febbraio è infatti San Faustino, patrono dei "non accompagnati".
Ma cosa significa, nel 2019, essere single per scelta propria? Una cosa è certa: non esiste nessun un copione da seguire obbligatoriamente, ogni donna è libera di scegliere il futuro che vuole.
Essere single tra i 30 e i 40 anni rappresenta ancora oggi uno stereotipo antiquato di donna che, per un motivo o per l'altro, non ha ancora trovato l'uomo perfetto, un modello alla “Bridget Jones”, sdraiata sul divano nella speranza del vero amore.
Ma se fossimo noi a non cercarlo? Le statistiche parlano chiaro: essere single a 30 anni è ormai un fenomeno globale.
Negli Stati Uniti, ad esempio, è stato previsto che circa il 25% dei “giovani adulti” di oggi raggiungerà l’età di 50 anni senza mai sposarsi.
Gli psicologi e i sociologi hanno impiegato anni per riuscire ad accettare la donna come individuo libero di scegliere il proprio futuro.
Ad esempio, nel 1953 Robert Havighurst pubblicò il suo famoso scritto con il modello di “Fasi della vita adulta”, dove dichiarò che i compiti iniziali della prima età adulta erano la selezione di un compagno, l’apprendimento per vivere con un partner, il matrimonio e l’inizio di una famiglia.
Avanguardia pura, non trovate? Sono infatti le donne le prime a raccontare in modo positivo e realistico la loro opinione sul concetto di “single”.
Già nel 1998 Marcelle Clements parlava di donne sole nel libro “The improvised Woman” mentre 4 anni prima la sociologa Tuula Gordon fece una ricerca sulle donne single a San Francisco, Londra e Helsinki chiamandola “Donne single: ai margini?”.
Le famosi “fasi della vita adulta” vennero implementate nel 1995 grazie agli psicologi clinici clinici Natalie Schwartzberg, Kathy Berliner e Demaris Jacob, in Single in a Married World dove aggiunsero le seguenti fasi: "accettare la possibilità di non sposarsi mai", "accettare la possibilità di non avere i propri figli biologici" e "definire un'autentica vita per se stessi che può essere realizzata all'interno di un unico status".
Il mondo dei romanzi e della letteratura, con il passare degli anni, si è poi riempito di [...]

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