Le foibe-giorno del ricordo

            E’ scritto nell’articolo 1:  “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale “.
La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.
La legge è la n.
92 del 2004, su proposta di più partiti dell’arco costituzionale (Ulivo, Margherita, Udc, FI, Alleanza nazionale) e votata da una ampissima e trasversale maggioranza che sarebbe stata assoluta se non ci fosse stata una manciata di voti contrari da parte dei partiti I comunisti italiani e La rifondazione comunista, scomparsi poi dal parlamento, rappresentati da Vendola, Pisapia, Cossutta, Marco Rizzo, Oliviero Diliberto, Franco Giordano,  Russo Spena e qualche altro.
La Jugoslavia, con il partito comunista al potere, si era impadronita di tre province nelle quali la popolazione di lingua italiana era da sempre stata maggioritaria: quelle di Pola, Fiume, Zara.
Le foibe sono dei pozzi naturali che si riscontrano con grande frequenza nel terreno carsico della provincia di Pola e in quei pozzi sono stati buttati corpi nudi e vivi di uomini donne bambini dopo che erano stati torturati.
Un genocidio etnico venuto alla ribalta dopo l’altra guerra etnica del 1995 tra Serbia e Croazia (ex-Jugoslavia).
Noi vivi dobbiamo sentire l’obbligo di commemorare i morti perché non abbiano più a ripetersi orrendi genocidi, non dimenticando che soprattutto i vivi devono avere pari dignità  tanto la morte li rende già pari.

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