Le intermittenze del cuore

Giorgio guardò il viso di Elena mentre lei immobile posava quel suo sguardo fra gli occhi di lui.
Era quello il suo modo di donarsi di quei giorni, lasciarsi trasportare fra uno sbatter di ciglia in quell’intenso intreccio di emozioni che il cambiar di dimensione d’una pupilla lascia scorgere.
  Ma bisognava farci attenzione, e per bene, che un regalo d’occhi, ed il loro parlare non sono cose che la folla riesce a cogliere e sono attimi che tra la      guardare il cielo ma non ti avvolge.
Ti offre paesaggi spettacolari e dipinge di nubi dalle mille forme il suo sipario.
Ma è una presenza lofolla appunto, svaniscono e  si perdono senza possibilità di ritorno.
  Era passato un brevissimo istante, di quelli che gli strumenti adoperati per misurare il tempo leggono al più come frazioni di secondo, o meglio attimi infinitesimi lungo il continuo che l’eternità segna in tutto il suo percorso, e quella domanda che spargeva infinito dai tutti i bordi era lì, sospesa fra lo sguardo di lei e il cuore di lui.
  Perché davvero non sai da dove vengano certe domande e nemmeno sai dove vanno a finire.
  Certe, diresti che vengono dal fondo di una gola dove vibrano le corde che animano l’aria ed allora immagineresti che se concava è l’origine convessa dev’essere la forma sopra cui vanno poi a poggiarsi.
Convessa dev’esser la parte dell’orecchio che le riceve.
Eppure andando oltre con l’immaginazione a volte credi che alcune frasi, talune domande, non siano un semplice risuonar dell’aria che ne propaga la presenza e le rende consistenti.
No diresti che con quel loro pungente manifestarsi si conficchino in una parte dentro ed allora credi che siano perlopiù frecce che delle invisibili corde tese dietro ad altrettanto invisibile impugnatura scaglino di tanto in tanto, con precisione micrometrica così che le ferite aperte da quel infilzar di carni restino lì a sanguinare e le parole date e ricevute, ed i mille pensieri che si portano appresso, attendano impazienti, in proferir d’una risposta, la cicatrice ad un dubbio risuonante, la pezza, il punto a riparare una ferita.
  Certe domande arrivano in un punto molle del tuo corpo.
E non sai se dire se sia il ventre o altre volte il cuore.
  Tratteneva il respiro Giorgio quasi aspettando che in quell’aria ferma, la domanda di Elena si dissolvesse fino a sparire.
Assaporava il momento, lo immaginava, in cui tutto sarebbe tornato come prima.
Fantasticava.
  Per quanto evitasse pure di respirare e si sforzasse di chiudere gli occhi, tutto rimaneva nello [...]

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