Le profezie di Schiele

Le profezie di Schiele Schiele entra all’Accademia di Vienna nel 1906.
D’altra parte proprio allora Gustav Klimt gli dice che «ha troppo talento», non che non ce l’ha.
L’anno seguente ci prova anche un delicato esecutore di acquerelli di nome Adolf Hitler, ma a lui va male, e al mondo, a causa di quella non ammissione, anche peggio.
I turbamenti del giovane Egon, nonché i suoi dolori e tormenti, le figure che nelle sue opere anticipano in modo impressionante magrezze e afflizioni fisiche e psicologiche da campo di concentramento (ai professori che bocciarono Hitler andavano subito mostrati gli effetti di quella loro decisione: attenzione, succederà questo!) hanno meritato dai posteri un vero e proprio culto.
Che officiamo anche oggi con la mostra Schiele e il suo tempo.
Si è inaugurata a Palazzo Reale di Milano in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna (fino al 6 giugno, catalogo Skira).
Raccoglie 40 opere di Schiele a contatto con altrettanti quadri di Klimt, Oskar Kokoschcka, Richard Gerstl, Kolo Moser.
Vedete? Gestl, suicida per amore della moglie di Schoenberg, e Kokoschka erano due grandi dell’espressionismo.
Eppure è Schiele la figura che devi muovere affinché tutta la fila si agiti.
Un mito.
Però finché questo mito fu carne viva, in una vita assai breve a dirla tutta, non furono che bastonate.
Un’istintiva predisposizione alla catastrofe, fin da adolescente piazzò al centro del suo campo visivo ciò che inevitabilmente decade, e muore.
Era tipo da piangere «a occhi socchiusi quando veniva l’inverno», ragazzo stranamente quieto, un po’ manierato nel modo in cui intrecciava le lunghe mani.
Disegnava sempre, come fosse un’ossessione, una terapia, e all’epoca in cui a Karl Kraus Vienna, la città che allora produceva genialità come materia prima, sembrava «la stazione meteorologica della fine del mondo», possiamo essere certi che il girasole avvizzito, il castagno scheletrico e i corpi secchi e rabbrividiti che Schiele dipingeva (stabilendo singolari sintonie tra tutto ciò che è sottile: rami, steli, profili, vene, capillari) funzionavano come le più sensibili antenne ricettrici di quella fine.
      Naturalmente, gente come questo infallibile rivelatore sismico ha il dono della preveggenza, benché ciò non la salvi ma contribuisca ad annientarla.
Che lui avesse scoperto già da piccolo che il sesso, rappresentato poi in tante pose e disperatissimi avvinghi, è solo un torturante «inquinamento dell’amore», dove non ci sono né desiderio né tenerezza, non lo fece [...]

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