Le quattro stanze del cuore

  [...]Non aveva il coraggio di dire: preferirei non vedere Zora, non conoscere la tua seconda vita.
Preferirei conservare l’illusione di un amore esclusivo.
Nell’infanzia ricordava di aver avuto una predilezione per i giochi pericolosi.
Rincorreva le avventure e le difficoltà.
Fabbricava ali di carta e si buttava dalla finestra del secondo piano, rimanendo illesa per miracolo.
Nei suoi giochi e nelle sue sciarade non voleva essere la dolce e gentile eroina, ma la regina scura dell’intrigo.
Preferiva Caterina de’ Medici all’innocente e insipida principessa.
E spesso le capitava di rimanere ingarbugliata nelle sue stesse alte ribellioni, nei suoi devastanti malumori, e nelle bugie.
Ma i suoi genitori le ripetevano ossessivamente: devi essere buona.
Devi tenere i tuoi vestiti puliti.
Devi essere gentile, ringraziare la signora, nascondere il tuo dolore se cadi, non allungare la mano per prendere ciò che desideri, non attirare l’attenzione su di te, non vantarti del nastro che porti fra i capelli, tieniti in disparte, sii silenziosa e modesta, dai ai tuoi fratelli i giochi che vogliono, frena le tue ire, non parlare troppo, non inventare storie su cose che non sono mai accadute, sii buona o non sarai mai amata.
E quando si rendeva colpevole di una di queste offese, entrambi i genitori le voltavano le spalle e le negavano il bacio della buonanotte o del buongiorno, che era così fondamentale per la sua felicità.[...] [...]C’erano altri io che preferiva, ma che aveva imparato a nascondere o a soffocare: quello creativo che tesseva fantasie e amava le favole, quello dal forte temperamento che scintillava come il calore, quello in tempesta, le bugie che non erano bugie ma un miglioramento della realtà.
Amava la volgarità come lo zenzero sulle labbra.
Ma i genitori l’avevano rimproverata: «Da te non ci aspettiamo questo, non da te».
E le avevano dato il compito di badare ai suoi fratelli e controllare che le regole venissero rispettate, proprio come Rango le aveva ora dato il compito di proteggerlo contro le sue disintegrazioni.
In questo modo aveva imparato la sola riconciliazione che potesse trovare: aveva imparato a preservare l’equilibrio fra il delitto e il castigo.[...]  

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