Le valigie cadono nel cuore della notte

Nel treno in partenza da Bologna mi ha accompagnato un cielo dai colori brillanti rosa e verde, delle nuvole scure si stagliavano nell’azzurro creando giochi sconnessi di forme e colori, ho seguito il panorama dalla vetrina in corsa con i miei occhi e questo sguardo che non sa mai quello che vuole e dove deve posarsi per sentirsi bene.
Nel viaggio del ritorno, ho provato la sensazione della malinconia dolce: il grigio dolore della partenza, misto al piacere della consapevolezza del ritorno.
Ho vissuto una libertà breve, di due giorni, quasi un ritorno alla vita, senza poterla esaurire del tutto.Tutto avrei voluto, tranne che tornare a destinazione.
Arrivata a Milano, i palazzoni anonimi, la strada umida e chiari lampi di un orizzonte nero, mi hanno fatto capire di essere giunta nella capitale del business.
Nel cuore della notte la mia valigia à caduta dal tavolino basso su cui l’avevo poggiata prima di coricarmi, mi ha svegliata con un tonfo secco che ha eccegghiato per tutta la stanza, dal nulla.
Non so come abbia fatto a cadere da sola, dalla finestra non proveniva neanche un alito di vento, eppure è caduta.
Ho aperto gli occhi immediatamente e senza neanche avere tempo di provare timore, ho ricondotto il rumore alla sua caduta e l’ho vista a terra.
Mi chiedo come abbia fatto una valigia pesante a cadere nel cuore della notte da sola senza l’intervento di forze esterne, senza l’intermediazione di nessuno.
L’unica spiegazione razionale alla cosa (a meno che non si voglia aprire un x files, é congetturare che fosse rimasta in bilico in un equilibrio precario per tutta la notte, tesa in bilico tra la speranza di un appiglio sicuro e solido e l’abisso sotto di essa, paralizzata in una posizione statica estremamente delicata e terribilmente pruriginosa, finchè ha ceduto ringraziando il cielo che quel calvario volgesse al termine.
Essendo io ormai abituata a questa sensazione, fisica e psicologica, ho aperto gli occhi come se non fossi stata veramente svegliata da qualcosa, come se mi fossi svegliata semplicemente perché il mio cervello avesse inviato un input nervoso alla retina.
La tensione si esaurisce, con un indecoroso slancio finale, e ti godi la sensazione dell’impresa conquistata.
Come quando respiri ossigeno dopo che ti sembra di non respirare da una vita.
Questo weekend ho respirato ossigeno, aria, colori e musica, tutto quello che volevo respirare e che desideravo entrasse di nuovo nella mia a volte cupa esistenza.
Così il mio pensiero da due giorni è per quelle persone belle che riempiono la [...]

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