Legami

Avrei voluto sussurrarle all’orecchio che mi dispiaceva, che non avrei mai voluto farle quello che stavo per fare ma… avrei mentito.
Non a lei: a me stesso.
Il bacio era stato un atto di debolezza da parte mia.
Un modo per addolcire la sua situazione.
L’avevo davanti a me e avrei potuto prenderla subito.
Aveva un corpo così bello… La mie dita la penetrarono dolcemente.
L’accoglienza che percepii mi confermò che non si sarebbe lamentata di nulla prima della fine.
Osservai le mie dita umide e poi le passai intorno al suo ombelico.
Si irrigidì per la tensione e per l’aspettativa di quello che sarebbe poi successo.
Mi chiesi se sapesse davvero cosa le sarebbe successo.
Poi mi chiesi cosa avrebbe voluto che succedesse.
E alla fine iniziai a chiedermelo anche io.
Fu in quell’istante che capii che ero arrivato alla fine dei miei giochi, alla fine di tutto.
O lei o me.
Solo qualche istante per lei, ancora parecchi anni per me.
La sua vita per la mia, la sua anima per la mia.
L’avevo già baciata dolcemente, dovevo solo darle un altro bacio, più profondo, più estremo.
Eppure esitavo, lasciavo trascorrere il tempo indugiando su di lei, sfiorandola dolcemente.
Ero stato fino a quel momento come un cacciatore che rimirava la sua preda, che ne pregustava la  sottomissione definitiva ma avevo aspettato troppo.
La necessità della caccia era svanita, come già tempo prima era svanito il piacere che ne derivava.
Ormai mi era rimasta solo l’indifferenza, l’accettazione di ciò che stava per succedermi.
Avevo evitato, avevo sfuggito, avevo rinviato quel momento il più a lungo possibile ma ora era arrivato, mi era più vicino che mai e mi ero infine reso conto che avrei lasciato che mi raggiungesse.
Poi lei parlò.

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