Lettera aperta al sig. Matteo Renzi, Presidente del Consiglio

http://www.democraziainmovimento.org/forum/index.php?topic=1727.0 Egr.
Sig.
Renzi, Ella, quale abile utilizzatore di slogan mediaticamente efficaci, sta spingendo per una rapida approvazione della riforma costituzionale, in questi giorni in discussione al Senato.
Ora, a parte qualche strafalcione, possibile in un Paese dimentico della sua storia, quale quello del tempo nel quale si sarebbe iniziato a discutere di riforma della costituzione (addirittura 70 anni fa, ossia ben prima della approvazione della stessa Costituzione), il punto del Suo pensiero, ripetuto come un mantra con l'avallo di tutti i mezzi di comunicazione, è che dopo decenni di tentativi di riforma dello Stato oggi non ci sarebbero più ragioni per non fare una riforma che tutti attendono.
Su questo assunto cardine del Suo pensiero alcuni di noi avrebbero da sollevare qualche piccola ma, almeno per noi, fondamentale precisazione dovuta ad un irrisolvibile difetto: siamo partecipi di un Paese complesso e non omologati né omologabili al pensiero oggi dominante (il Suo).
Ci dispiace deluderLa, ma non tutti fremono di orgasmo per la riforma costituzionale.
Forse Ella si è convinto del contrario a causa degli "yesman" che sempre affollano il campo dei presunti Leader del momento, ma nel Paese reale la questione è molto meno avvertita come necessaria di quanto Le possa apparire.
Ormai il 50% della popolazione non esercita manco più il diritto / dovere di voto, si figuri se si interessa ad una questione così complessa e, a torto, ritenuta astratta e lontata dai fatidici "problemi reali".
Un'altra parte della popolazione è poi decisamente contraria alla riforma per i più svariati motivi: di merito, di metodo, di forma.
Ci permettiamo evidenziare che la famosa "maggioranza" che oggi detta l'agenda in Parlamento è frutto di una legge (il Porcellum) dichiarata incostituzionale dalla Consulta con sentenza n.
1/14.
Dunque, quella maggioranza è maggioranza parlamentare ma non maggioranza reale nel Paese.
Uno statista ne terrebbe conto e saprebbe distinguere l'applicazione del principio di "necessaria continuità degli organi costituzionali" ai fini della approvazione delle leggi ordinarie, quelle per far funzionare il Paese (nelle more di restituire al Popolo Sovrano la scelta dei propri rappresentanti nel rispetto dei principi costituzionali e della "rappresentanza"), dall'uso finalizzato a modificare la Costituzione, ossia il "patto sociale" fondante la stessa convivenza civile tra tutti i cittadini.
Evidentemente, Ella cresciuto nell'epoca della politica [...]

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