Librettitudini Verdiane: Un Giorno Di Regno

Ricordate Oberto? Ebbene, Oberto fu un considerevole successo, tale da valere al suo autore un contratto per altre tre opere.
La prima doveva essere, dopo la storiellona medieval-veneta dell'Oberto, una storiellona medieval-scozzese chiamata Il Proscritto.
Non è che a Verdi il libretto piacesse alla follia, ma ebbe modo di rimpiangerlo quando, del tutto fuori dal blu, il direttore della Scala Brtolomeo Merelli se ne uscì con un contrordine e quattro alternative: dopo tutto, pensandoci bene, voleva un'opera buffa.
E casualmente aveva sottomano quattro libretti buffi del celeberrimo Felice Romani.  Ora, dovete capire: Verdi, uomo d'umore poco lieto per natura, si era fatto addirittura lugubre dopo avere perduto due bambini piccoli e la giovane moglie in rapida successione.
L'idea di scrivere un'opera buffa non lo allettava nemmeno da lontano, e dei libretti non ce n'era uno che gli piacesse...
E tuttavia, la Scala era la Scala, il contratto era un contratto, e i tempi erano strettini anzichenò.
Nella necessità di scegliere il meno peggio, il povero Verdi si rassegnò a Un Giorno di Regno - ovvero Il Finto Stanislao che, già dal titolo, si rivelava per un relitto di un'altra epoca.*  E in effetti, UGdR il buon Romani ce l'aveva pronto dal 1818 e, lui che era stato il librettista di Rossini, Donizetti e Mayr tra molti altri, non si disturbò certo a rinfrescarlo per questo compositore semisconosciuto.
Potete immaginare che l'opera non nascesse proprio sotto i migliori auspici.
Lontano dal suo genere e assai poco in vena, Verdi la compose distrattamente, rifacendosi a Rossini e Donizetti a piene mani.
Il risultato, discontinuo dal punto di vista musicale e zoppicante sul lato drammatico, debuttò alla Scala agli inizi di settembre del '40, con un cast svogliato, un'orchestra incerta e un pubblico scettico.
E che storia si ritrovò davanti questo pubblico scettico? Vediamo un po: quando il sipario si alza, ci ritroviamo ad ascoltare un coro che rapsodizza sulle nozze imminenti al castello...
dite che suona familiare? No, fermi - aspettate.
Non è di nuovo l'Oberto.
Vero: è un'altra faccenda di matrimoni imminenti, mentite spoglie, giuramenti traditi, innamorati divisi, regnanti longanimi e paraninfi, padri decisi a vendicare in duello l'onore delle figliuole rifiutate...
solo che qui è tutto in chiave buffa e, per quanto gli ingredienti possano sembrare gli stessi, le cose non sono quel che sembrano.
Per esempio, il coro di camerieri e vassalli è di animo più prosaico, e si compiace dei doppi sponsali in vista sì [...]

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