Libri letti. Giorgio Galli. Storia del socialismo italiano. Da Turati al dopo Craxi

La storia del socialismo italiano è costellata di anomalie e paradossi.
Mentre i partiti socialisti europei, in seguito alla Seconda Internazionale, avevano cessato di agire come movimenti di trasformazione rivoluzionaria della società, accettando i meccanismi della democrazia rappresentativa, il partito di Turati ebbe sempre un ruolo minoritario nel gioco parlamentare, minato al suo interno dalle tensioni tra riformisti e massimalisti.
Nel secondo Novecento, mentre in Europa i partiti socialisti entravano a far parte dei governi, in Italia il Psi restava all’ombra del Pci e solo nel 1983 riusciva a designare un presidente del Consiglio.
Eppure, proprio quando veniva meno una delle anomalie (nessun leader al governo) il Psi non si è rafforzato ma è paradossalmente scomparso nel giro di un decennio.
È stato ucciso dall’economia della corruzione di quegli anni? Non doveva rinunciare a sfidare la Dc, sperando che la crisi del Pci avrebbe portato quell’elettorato nel suo bacino? Questioni ancora aperte e controverse, ma il fatto che l’Italia sia il solo Paese europeo senza un partito socialista, incide sul funzionamento del nostro sistema politico.
Riprendere questa storia, a partire da un testo apparso la prima volta nel 1980, ha dunque per Galli un significato ben preciso:  mettere alla prova la validità delle sue tesi di allora e offrire spunti di riflessione per capire i problemi e le prospettive della sinistra di oggi in un quadro economico-politico mondiale assai mutato.
Il risultato è la più completa ricostruzione storico-politica del socialismo italiano dalle origini a oggi, arricchita dalla più recente bibliografia sul decennio craxiano, approfondendone le valutazioni storiografiche e interrogandosi sul futuro di un ideale e un partito, futuro al quale Galli non chiude le porte perché «forse vi è ancora spazio per un socialismo che si colleghi alla sua storia, ora che non corre più il rischio di rimanerne prigioniero».
«Se non c’è più la Dc, il peso politico dei cattolici non è diminuito.
E l’elettorato di sinistra, sceso al 30%, è tuttora diviso tra riformisti (che si richiamano al socialismo europeo) e radicali, in gran parte fedeli, ancora, alla denominazione comunista.
Per questo, completare la spiegazione del fallimento del progetto craxiano può essere utile alla sinistra per evitare altri fallimenti.»  

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