Lipari. Riflessioni su "Il trono vuoto" di Roberto Andò

di Enza Scalisi Il desolato paesaggio della politica, rappresentato dal romanzo, invita il lettore a trovare una soluzione di salvezza: “Il nulla, si infiltrava in ogni proposito buono o cattivo, erodendone ogni sostanza…lui aveva saputo approfittare di quel nulla, ricavandone un’energia …direttamente proporzionale a quel nulla.”  L’azione politica si manifesta come inconcludenza, simulazione di vita, riducendosi a giochi linguistici intercambiali, generici, interpretabili, autoreferenziali, a una sorta di linguaggio di gorgiana memoria, che, disancorato dall’Essere, acquista potere, diventa farmacon, veleno che domina con la sua potenza evocativa, esorta, convince, esalta, induce al consenso.
La politica è propria di uomini mediocri: il fratello geniale, “vive nascosto” e se vi approda, lo fa per gioco, per sfida, per vendetta.
La politica è anestesia emotiva: “Non è vero che la politica è fatta di passioni, è il lavoro ideale per chi non vuole vivere”.
L’ambiguità è sdoppiamento: le due storie dei fratelli procedono parallele: Enrico sul set cinematografico, Ernani sul palcoscenico della politica, piani che convergono: entrambi sono simulazioni di vita: “Quand’è che …l’intelligenza aveva ripudiato l’azione…come era stato possibile lasciare svanire nel nulla le idee e i propositi, gli obiettivi e le mete…?  La politica si dissolve nella diabolica potenza del piano.
“Piani senza spirito di soccorso, estranei alla carità, al decoro…” Abdicazione alla responsabilità in una serie di rimandi,  all’infinito.
Dov’è la salvezza?  Due le possibili soluzioni: o nel ritorno alla convergenza di stampo platonico tra politica ed etica: “Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che può salvarci…io credo nella speranza che nasce dai pensieri giusti, dalle parole giuste, dagli atti giusti…” o, piuttosto, nel calcolo della scommessa, puntando sul senso della storia, “la speranza matematica, il prodotto del guadagno moltiplicato per le probabilità”.
La salvezza è dunque nella tecnica o nei “tecnici”?

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