Lirio Abbate, Se la mafia si offende

da LA STAMPA 27/6/2009 Se la mafia si offende LIRIO ABBATE Sono trascorsi trentun anni dall’omicidio di Peppino Impastato.
Alla mafia quella figura di «rivoluzionario», che con l’ironia e lo sfottò ha affrontato i clan di Cinisi, ancora oggi non va giù.
A distanza di tanto tempo i figli dei mafiosi vicini al boss Tano Badalamenti tentano di demolirne la figura di antimafioso, provando a riproporre la tesi che Peppino era «un terrorista» morto mentre piazzava una bomba sulla ferrovia vicino al suo paese.
Questa tesi la si ascolta nelle intercettazioni fatte dai carabinieri del Ros nell’inchiesta «centopassi» che il 22 maggio scorso ha portato all’arresto fra la Sicilia e la Toscana, passando anche per il Sud America, di una decina di presunti mafiosi, fra cui il figlio di don Tano, Leonardo Badalamenti, bloccato a San Paolo in Brasile e poi scarcerato.
L’inchiesta è della procura di Palermo e il vecchio Badalamenti è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio Impastato.
Ad essere intercettato è uno degli arrestati, Gaspare Ofria, imprenditore originario di Cinisi e trapiantato in Toscana, che tenta di screditare Impastato.
Ofria è il nipote del vecchio Badalamenti.
Al telefono con un’amica nel gennaio 2007 parla di Peppino come di «un fenomeno», un «Che Guevara siciliano...
che la politica si è inventato per strumentalizzare un argomento, e prendere forza per rovesciarla contro altre persone».
La donna però difende la figura di Impastato, e lui l’attacca.
Dice: «Allora tu sei completamente con l’anticristo!».
L’imprenditore è figlio di Gaspare Ofria, al quale vennero sequestrati i beni perché ritenuto un affiliato alle cosche «perdenti» e si trasferì nel 1981 in Toscana con la famiglia.
Erano gli anni dell’invasione dei corleonesi, della guerra di mafia, e i superstiti di queste «famiglie» si inabissarono, rimanendo fedeli alle storiche regole dell’omertà.
Gaspare Ofria, parlando con Leonardo Badalamenti, elogia le gesta di «don Tano», attribuendogli il merito di aver saputo «superare intelligentemente» il momento peggiore, stando «con la bocca chiusa», facendo intendere che nella loro famiglia pentiti non ve ne sono stati rispetto ai corleonesi.
Dopo trent’anni i figli dei clan «perdenti» tornano alle vecchie regole mafiose e sostengono i vecchi boss e le loro idee, dando contro alle vittime della mafia come Peppino Impastato.
La stessa cosa è successa per Mauro Rostagno, il sociologo giornalista assassinato a Trapani.
La mafia trapanese, abituata a [...]

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