Livorno: Le teste di Modì

Fabio Papini per costaovest "A distanza di cinque anni dall’uscita del mio libro, se ne parla come se fosse uscito ieri.
In effetti io credevo che questa storia fosse finita, ma mi sono reso conto che non è così".
Questa frase del giornalista Giovanni Morandi venuto a Livorno,  presso la Libreria Belforte sabato scorso, per presentare il suo lavoro sulla beffa che 25 anni fa fece il giro del mondo, rappresenta un po’ il riassunto della serata che ha fatto il punto della situazione dell’affaire-teste.
Devo essere sincero.
Ho trascorso due ore in piedi – in quanto la saletta della Belforte è risultata un po’ piccola per contenere il pubblico accorso per sentire novità sulla leggenda delle sculture buttate dal grande Modì nell’acqua.
Giovanni Morandi, fiorentino e direttore de Il Giorno (QN), corrispondente da Mosca negli ultimi anni dell’Urss, vincitore nel 2003 del Premio come giornalista dell’anno dell’Ansa, ha confidato ai presenti che lui ha scritto il libro per raccontare una storia che lo ha divertito e in onore a "quel quarto di livornesità che mi porto dietro, avendo sposato mia moglie, che per metà è livornese".
"La beffa di Modigliani, tra falsari veri e falsi" è il titolo per esteso del libro del giornalista fiorentino.
Nel dibattito interessante, è uscito fuori un quadro molto particolare dello stato della realtà dell’arte e dei critici d’arte del nostro Paese.
Come si fa a individuare dei "falsari veri" e dei "falsari falsi"? Forse nelle parole dello stesso Pietro Luridiana, uno dei quattro ex ragazzi autore di una delle teste ritrovate: "Qui ci sono due realtà che si intrecciano.
La prima è la realizzazione della nostra testa, l’altra realtà è il tentativo di Angelo Froglia".
Ascoltando gli altri intervenuti, il direttore del Centro Studi Casa natale Modigliani Guido Guastalla, l’ex assessore alla Cultura del Comune Dario Mattoni e Massimo Seghetti, archivista e bibliotecario informato sui fatti, si delineano due storie contrapposte; da una parte 4 ragazzi armati di fantasia, e dall’altra parte un giovane artista – sicuramente umanamente "fragile" – intenzionato a fare uno esperimento: è possibile mettere sotto scacco la grande e intoccabile "casta" dei critici d’arte nazionale? Sono loro i detentori della "verità"? Le due storie, inevitabilmente, si intrecciano e si scontrano, eppure sembra che a subire la beffa, alla fine, siano stati anche gli autori stessi delle teste false, come ha detto un intervenuto nel dibattito.
Per tanti motivi.
Non ultimo quella di [...]

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