Lo zigomo nero

Lo zigomo nero La vide scendere le scale, un po’ di corsa, saltando quasi i gradini.
Aggrappandosi alle curve della scala, al giro del pianerottolo al corrimano, perno su cui spostare in baricentro e affrontare poi recuperata la nuova traiettoria la rampa successiva.
Lui che parlava con un collega, la vide letteralmente apparire e poi scomparire inghiottita da una velocità doppia almeno di quelle con cui i due uomini scendevano.
Piano piano.
La incontrò di nuovo al bar lì, di fronte al tribunale, seduta, sola a un tavolino.
Sul marciapiede trasformato, come si usa ormai a Milano in dehors di fortuna, scimmiottando la città in cui viveva le metropoli europee, nell’offrire ossido e polveri sottili in cambio dell’illusione di mangiare “fuori”.
Lei aveva un segno rosso in viso, quasi fosse caduta e avesse urtato con lo zigomo al suolo.
Nessuna spellatura però, solo un’ecchimosi più scura e leggermente allungata.
Francesco allora si avvicinò al tavolinò, la salutò con un sorriso che gli era sorto per la terza volta vedendola in quella sua giornata.
“Sei sola? Posso sedermi qui con te Paola, se ti va bene” “Hai già ordinato qualcosa da mangiare?” Lei ricambiò il sorriso.
Attese che lui spostasse la sedia pesante di metallo grigio e si assestasse al piccolo tavolo rotondo, con le gambe sotto l’orlo della tovaglia rossa di cotone, le ginocchia a un filo d’aria dalle sue, inguainate dalle prime calze di stagione.
Francesco le carezzò il viso, delicatamente, quasi al rallentatore, sopra quel segno che dal rosso virava al nero e le marcava lo zigomo sinistro, come una riga.
“E’ stato lui, vero?” “Paola, è stato lui?” La ragazza lasciò che la mano si facesse carezza e abbassò, per non rispondere a parole, il viso sulle dita che indugiavano sul segno.
“Io non riuscirò mai a capire come tu possa permettergli di farti questo “ il tono della voce di Francesco assunse una vena reale di malinconia, coprendo un attimo di rabbia che non voleva trasparisse dalla sua voce.
“Non puoi capire, non puoi” “ Non riuscirai mai a capire il nostro amore” La risposta di Paola scivolò come aria calda e sottile, sottovoce sulla punta delle dita con cui Francesco le carezzava, chiudendo il gesto, dallo zigomo, lungo tutto il viso, le labbra ora.
“Aiutami a capire, te lo chiedo per favore” Entrambi distolsero in quell’attimo lo sguardo, probabilmente per pudore.
(incipit di "La ruota di Paola")  

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