Lotta alla mafia

Cocaina dal Sudamerica alla camorra decine di arresti in città italiane Blitz delle polizie di Roma, Napoli, Caserta, Perugia e Macerata ROMA - Maxi operazione contro il traffico internazionale di droga in molte città italiane.
La squadra mobile di Roma, in collaborazione con quelle di Napoli, Caserta, Perugia e Macerata, coordinate dalla Direzione centrale anticrimine della polizia di Stato e dalla Direzione centrale antidroga, sta eseguendo numerosi arresti nei confronti dei componenti di una organizzazione criminale, composta da persone di origine nigeriana ed italiana, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Sono duecentocinquanta gli uomini della polizia di Stato che stanno agendo in varie città d'Italia con l'ausilio di elicotteri ed unità cinofile.
Gli arresti sarebbero almeno 50.
L'operazione, denominata "Black Shoes", condotta dagli investigatori della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Roma e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha consentito di ricostruire le rotte del narcotraffico dal Sudamerica all'Europa, con trafficanti che hanno curato nei minimi dettagli l'importazione dello stupefacente.
Destinatari della droga, secondo quanto ricostruito, erano organizzazioni camorriste che provvedevano poi alla distribuzione sul territorio nazionale.
Dal Suriname e dalla Guyana la cocaina e l'eroina venivano introdotte in Italia tramite corrieri nigeriani che nascondevano la droga in doppifondi ricavati nelle scarpe o ingerendo ovuli.
'Ndrangheta nella Sanità, 18 arresti c'è anche un consigliere regionale REGGIO CALABRIA - C'è anche il consigliere regionale Domenico Crea tra le persone arrestate stamane dai carabinieri a Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione chiamata 'Onorata Sanità', che riguarda un'organizzazione mafiosa che faceva riferimento alla cosca Morabito di Africo e operava nel settore della sanità pubblica.
L'operazione ha portato all'arresto complessivamente di 18 persone tra cui Crea, esponenti della cosca Morabito e persone già coinvolte nell'inchiesta sull'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno: tra questi Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, presunti responsabili dell'omicidio Fortugno.
Alessandro è accusato di essere stato il mandante dell'omicidio, che avrebbe ordinato per consentire a Domenico Crea di subentrare allo stesso Fortugno nel consiglio regionale.
Il figlio Giuseppe, invece, avrebbe svolto, sempre secondo l'accusa, il ruolo di mandante e al contempo [...]

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