Luca Ricolfi,Paradosso italiano

DA   LA  STAMPA   27/6/2009 Paradosso italiano LUCA RICOLFI Come dare torto al ministro Tremonti quando esterna tutto il suo scetticismo riguardo alle previsioni degli economisti e degli uffici studi sull’andamento del Pil nel 2009? Oggi la maggior parte degli «esperti» prevede per l’Italia un -5.5%, ma appena quattro mesi fa, a febbraio, i medesimi esperti prevedevano un -2%, e fino a pochi mesi prima - nonostante la crisi fosse già in corso - favoleggiavano di una crescita positiva, fra lo 0.2% e l’1.3% a seconda delle fonti.
In realtà è tutto l’apparato, italiano, europeo e mondiale dei generatori di previsioni economiche che da anni spara a getto continuo cifre ultraballerine, che spesso subiscono radicali rettifiche nel giro di pochissimi mesi, e che quasi mai, a consuntivo, si rivelano azzeccate.
Il fatto che nulla di solido si possa dire su come andrà il Pil nel 2009, tuttavia, non significa che nulla si sappia su come le cose sono andate finora.
E qui, purtroppo, il pessimismo della Banca d’Italia pare più giustificato del cauto ottimismo del governo.
Vediamo molto brevemente perché.
Finora la crisi ha attraversato tre fasi fondamentali.
La prima è durata circa un anno, dall’estate del 2007 (crisi dei mutui subprime) alla primavera del 2008.
Preceduto da alcuni segni premonitori (ad esempio il rallentamento della produzione industriale), manifestatisi fin dalla prima metà del 2007, il crollo delle Borse dell’estate di due anni fa ha colpito soprattutto i ceti medio-alti, in quanto detentori di titoli azionari, e le famiglie con un mutuo a tasso variabile, a causa del vertiginoso aumento dei tassi di interesse: fino a questo punto la crisi è soprattutto finanziaria, e i suoi effetti sulle famiglie si manifestano essenzialmente attraverso gli aumenti dei prezzi.
Le famiglie in difficoltà aumentano, ma più per colpa dell’inflazione che per la distruzione di posti di lavoro.
La seconda fase inizia intorno alla metà del 2008, e questa volta investe pesantemente l’economia reale.
Ora ad essere colpito è direttamente l’apparato produttivo del Paese, con la caduta della produzione industriale, la chiusura di fabbriche e altre attività economiche, il calo dell’occupazione dipendente e indipendente, la disoccupazione che aumenta, il numero di ore di cassa integrazione che esplode.
Contrariamente a quanto si è spesso detto e scritto, tuttavia, questo non è ancora un periodo drammatico per la maggior parte delle famiglie.
Certo una piccola frazione degli occupati perde il lavoro o [...]

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