Luca non è morto

Articolo pubblicato il 24/02/2011 sul quotidiano "Il Nuovo Molise"   La quotidianità ci si mostra immutabile con i suoi ritmi e le sue ridondanze, sembra quasi che la vita non abbia più nessuna sorpresa da riservarci.
Questa è però solo un'illusione.
Ciò che a noi sembra certo e solido si mostra per quello che è quando meno ce lo aspettiamo.
Niente più della morte di una persona che ci è cara può sconvolgerci, un mattone fondamentale della nostra vita sparisce, tutto crolla, sentiamo il buio calarci attorno.
Ecco, adesso possiamo provare a comprendere il dolore dei familiari di Luca, un giovane appena trentenne che ha perso la vita mentre andava a guadagnarsi onestamente il proprio posto nel mondo, il pane quotidiano, la sua realizzazione umana e personale, insomma: tutto ciò che serve a rendere la vita degna di essere vissuta.
La domanda che subito ci assale è “perché questa assurda ingiustizia?”.
La risposta più opportuna rimane il silenzio rispettoso, che però parte da un cuore aperto e disponibile alla solidarietà umana e spirituale.
Il credere che la vita non si esaurisca nel pellegrinaggio terreno è un'altra ancora che ci salva dal naufragio umano che un simile trauma può causarci.
Perchè se così è tutto cambia.
La morte non è più la voragine che inghiotte un'esistenza e scardina l'equilibrio vitale di una famiglia, ma un passaggio, l'aprirsi di una crisalide, la metamorfosi dell'esistenza, l'approdo alla pienezza dell'essere, la visione di Dio.
Luca quindi non è morto, è solo partito per un paese lontano, là ci attende vegliando su di noi, che ancora non vediamo la stessa Luce che lui ammira.
Noi siamo i lontani, lui è il vicino.
Certo non vorrebbe vedere i suoi cari così afflitti dal dolore, al contrario desidererebbe che lo sentissero non nella sua apparente assenza ma nel suo diverso e più completo esserci.
Noi tutti da parte nostra possiamo far si che il sacrificio di Luca non vada sprecato, ricordando, ogni volta che intraprendiamo un viaggio in macchina, di quanto sia illusorio e pericoloso quel senso di apparente sicurezza che a volte adombra la nostra attenzione.
  Fra Umberto Panipucci      

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