M, di FRITZ LANG, FILM_SIMBOLO DEL BIFEST DI BARI

M - Il mostro di Düsseldorf Il film di Fritz Lang più visto nell'ambito della Rassegna dedicata al cineasta austriaco dal Bifest barese di ROMOLO RICAPITO Dell'ampia retrospettiva dedicata al regista Fritz Lang nell'ambito del Bari International Film festival tenutosi nella città pugliese dal 21 al 28 marzo 2015, il film che sicuramente ha ottenuto più successo di pubblico è M, il Mostro di Dusseldorf, del 1931, la cui locandina originale è stata scelta come simbolo del Bifest stesso, prima ancora della "dedica" della stessa rassegna al regista appena scomparso Francesco Rosi.
E' incredibile come un'opera risalente a ben 84 anni fa risulti di così grande attualità e modernità.
La vicenda delle bimbe scomparse a Berlino (dove è ambientata in realtà la storia) e poi uccise dal tragico ciccione interpretato da Peter Lorre è una metafora di vari temi.
Le uccisioni sono preannunciate dal personaggio di Elsie Beckmann, la prima vittima descritta, che fischia un'ossessiva melodia, recitando nel contempo una macabra filastrocca.
La madre della bimba, interpretata dall'attrice Ellen Widmann (apparsa negli anni Settanta nelle celebre serie tv "Emil".
tratta da Astrid Lindgren) è l'archetipo di tutte le mamme preoccupate e angosciate circa la sorte dei propri figli, che non sono al sicuro mai, nemmeno nel semplice tragitto casa-scuola.
La mela minuziosamente sbucciata con un coltellino dal "mostro" recitato dall'allora ventisettenne Peter Lorre in stato di grazia, è un simbolismo della crudeltà che si annida in questo individuo, così come il palloncino che si vede all'inizio è un altro cupo simbolismo.
E' descritta in maniera perfetta l'angoscia generata dalla scomparsa di Elsie, non l' ultima bimba assaltata dal maniaco omicida e pedofilo.
Il tutto in una Berlino esplorata anche nei suoi angoli nascosti, come i vicoli popolati di notte dalle prostitute.
Ma "M" è anche anticipatore di tematiche simili che saranno sviluppate altrettanto bene nel successivo "Furia": il clima di sospetto, di diffidenza, le accuse a 360 gradi, l'isteria collettiva generata da atti criminali che sono solo il punto di partenza per raccontare altro.
L'assassino che scrive alla stampa è un altro classico comportamento criminale che compare anche in film recentissimi come Zodiac di David Fincher, Ma a dominare la trama è la preoccupazione che crimini così eclatanti e orrendi generano abitualmente nella popolazione .
Le impronte digitali, le perizie calligrafiche, l'interpretazione del carattere dell'assassino attraverso la scrittura [...]

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