MA BOSSI CE L'HA CON L'INNO DI MAMELI?

Sembra una delle solite polemiche del Ferragosto italiano, quando i big della politica – in vacanza con le brache calate – parlano su tutto e su tutti; ma il discorso di Bossi sull’Inno di Mameli merita qualche parolina in più, specie perché è la mosca cocchiera di una polemica che ha dietro le “gabbie salariali” e l’uso del dialetto nelle scuole.
I commentatori politici hanno smesso di prendere in giro il “senatur”, tacciandolo di poca cultura e di scarsa intelligenza, specie da quando ha inanellato un successo elettorale dietro l’altro, fino a collocarsi all’interno del PdL come l’autentico ago della bilancia; ormai dobbiamo ammettere che – ferma restando la sua antipatia a pelle – il Bossi Umberto è il miglior animale politico che abbiamo, l’unico che capisce al volo (senza tanti sondaggi) quali sono gli umori della gente e agisce di conseguenza.
E quindi, la polemica sull’inno, maschera il discorso ben più interessante sulle differenze salariali “effettive” tra il Nord e il Sud; mi sembra chiaro per tutti che un professore di scuola media che insegna a Caltanisetta ha a disposizione uno stipendio identico a quello del collega di Milano, ma – per effetto del costo della vita che in Sicilia è del 30% inferiore alla Lombardia – i suoi soldi fruttano un tenore di vita superiore appunto del famoso 30%.
Pertanto, combattere questa battaglia è diventato un punto centrale nell’offensiva autunnale che la Lega muoverà all’interno della compagine governativa, forte anche della famosa frase di Aristotele che diceva: “ingiustizia non è solo trattare gli eguali in modo diseguale, ma anche trattare i diseguali in modo eguale”.
Ovvio che il mettere in pratica questa forma perequativa è difficilissimo, in quanto può essere attuata in due soli modi: abbassare gli stipendi dei dipendenti pubblici del Sud (e mi sembra improponibile), oppure alzare quelli del Nord, e qui si ritorna al solito dilemma: dove si trovano i quattrini? A questo proposito si torna a parlare delle solite cose: sconfiggere l’evasione fiscale, autentica panacea per tutti i mali dell’Italia; e a questo proposito, sono di questi giorni alcune novità che – pur senza farsi soverchie illusioni – ci fanno ben sperare per il futuro.
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