MADONNA DELLA STRADA - 9

  Elena si mostrava amorosa nei miei confronti; ma come a me era passato subito il batticuore, vedeva bene anche lei che i nostri sentimenti erano cambiati e non differivano molto: ci eravamo tanto sognati che non potevamo sentirci innamorati di persone del tutte diverse da quelle che avevamo trasfigurato nel sogno.
Fu una bella amicizia, la nostra; che proseguì negli anni seguenti.
  Mi invaghii invece subito di una ragazza che diceva di essere milanese.
Niente male, delicata, con il vitino di vespa, la trovai in giro da sola e la invitai a inserirsi nella nostra brigata.
Laura mostrò anche lei di interessarsi più a me che alle chiassate del gruppo.
  “Dove stai di casa?” le chiesi.
  “Nel convento”.
E rise.
  “Oh no!”   “Sono ospite di mia zia.
E’ la madre superiora”.
  Benché abbastanza timida anche lei e pur dovendo osservare orari rigidissimi, fu lei a strapparmi i primi baci d'amore.
E con lei disertavo più volte la compagnia del gruppo, incuranti entrambi dei commenti e delle possibili spiate alla zia monaca.
  Con Laura fu un romanzo brevissimo.
Non so quasi nulla di lei: il nostro tempo presente era così prezioso che parlammo poco del nostro passato; né ci domandavamo se la nostra fosse un’avventura o qualcosa di più.
  Durante un’escursione a Montefàrecu, dove l’avevo convinta a salire con me, noi due soli, fummo sorpresi da un temporale improvviso e, come Enea e Didone, trovammo rifugio in una capanna di paglia: ce n’erano ancora, a quel tempo che pare già così lontano.
Sicurissimi di essere assolutamente soli, complice la pioggia con la sua musica silvestre, mi permisi confidenze più ardite.
Lei lasciò che la sua mano delicata si adagiasse sulla mia mazza irrigidita, mentre la mia scivolava dal suo seno tra le sue cosce.
Nulla di più.
Benché totalmente presi dalle effusioni amorose, ci saremmo accorti di eventuali sguardi indiscreti.
Eppure, ridiscesi al paese dopo il temporale, di dietro i muri delle prime case sentimmo una frotta di monelli che, ridendo e saltando, cantavano al nostro indirizzo la parodia di una canzone popolare: l’amor l’amor senza caparra… Ma essi cantavano:   L’amor l’amore alla capanna / non lo farò mai più…   E’ una peculiarità del paese (o almeno dei nostri paesi) l’estrema limitazione dei confini della privacy; il paese può farti credere di essere al riparo da occhi indiscreti senza esserlo mai, nemmeno nella più fitta boscaglia. 

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