MAGIA e FILOSOFIA DELLA GOLDEN DAWN

di Sebastiano Fusco
Il destino talvolta gioca le sue partite su una scacchiera insolita e muove imprevedibili pedine. Con l’avvento dell’illuminismo, con l’imporsi della cosiddetta “dea ragione” germinata nel sangue della barbara e immonda rivoluzione francese, con il prevalere del rozzo positivismo ottocentesco spuntato come una muffa nei maleodoranti gabinetti di chimica degli atenei tedeschi, lo splendore del pensiero magico s’era perso nel mondo, la voce stessa del divino risuonava soltanto fra i banchi di legno unto di chiese decrepite frequentate da vecchie beghine. C’era stata, sì, qualche voce isolata che aveva tentato di far rivivere la sapienza antica. Louis-Claude de Saint-Martin, il “filosofo sconosciuto”, Eliphas Levi, il figlio del ciabattino, e pochi altri: ma tutti inascoltati, tutti alla fine confusi nel loro dire, tutti incapaci di realizzare una sintesi coordinata della massa immensa del sapere occulto che premeva alle loro spalle.

Quando il destino muove i pez...

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