MARCO BELPOLITI: Nel paradiso delle spie

Un segreto noto a due persone non è più un segreto», così scriveva all'inizio del XX secolo Georg Simmel nella sua Sociologia, e non si può dire che si sbagliasse di molto leggendo nei giornali italiani le affermazioni di Giuliano Tavaroli, grande orecchio Telecom: il segreto non esiste.
È sempre stato così.
In effetti il racconto di Tavaroli si presenta come il plot di un ulteriore volume della Commedia umana di Balzac, rivisto e corretto, e con i debiti aggiornamenti dell'oggi.
Nel suo J’accuse Tavaroli pronuncia anche una parola, «rispettabilità», sostenendo che si tratta del bene più prezioso.
Di più: è la chiave stessa della «sicurezza».
E non è un caso che l'etimo della parola significhi «guardarsi dietro», che è poi l'attività stessa di chi spia, intercetta, costruisce dossier.
Eppure c'è qualcosa di nuovo e di diverso, in questa faccenda di spioni elettronici, che la rende radicalmente diversa rispetto al passato.
Roland Barthes ha distinto tre differenti forme d'ascolto nel corso della storia umana.
L'ascolto degli indizi sonori, proprio dei nostri progenitori, animali e primati: l'ascolto come allarme.
Poi l'ascolto come decifrazione: decifrare e interpretare.
E infine l'ascolto «applicato», ovvero l'atto intenzionale, fenomeno del tutto contemporaneo.
Questo tipo d'ascolto è aperto a tutte le possibili forme d'ascolto ed è reversibile: non c'è più da una parte chi si confida, confessa, racconta nell'intimità, e dall'altra chi ascolta, tace, sanziona, valuta.
Oggi ciascuno è nello stesso tempo ascoltato e a sua volta ascolta.
L’«ascolto libero» di Barthes La contemporaneità è il paradiso delle spie? Probabilmente sì.
Barthes parla di «ascolto libero», un ascolto che circola e scambia, quindi disgrega con la sua mobilità la rete rigida degli antichi luoghi d'ascolto: il carcere, il confessionale, la camera da letto.
La nostra è l'epoca dell'«ascolto intersoggettivo», in cui le società disciplinari - quelle dell'ascolto unidirezionale - sono state sostituite dalle società di controllo, come ha sottolineato Gilles Deleuze: viviamo nel multidirezionale.
Ai luoghi tradizionali dell'ascolto (ospedale, fabbrica, scuola, famiglia) si sostituisce l'ascolto a rete, in ogni direzione: il satellite, ma anche le masse come campione, per cui i sondaggi o i dati raccolti attraverso le «carte» sono ascolti, spiate legali.
Questo significa che non c'è via di scampo, che siamo tutti destinati all'intercettazione continua? Il grande direttore d'orchestra Wilhelm Furtwängler negli [...]

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