MARINI, D'ALEMA E IL GOVERNO PRODI NEL ?98

Nell'ottobre del '98 Marini e D'Alema si accordarono per far cadere il governo Prodi.
Le dichiarazioni relative al fatto non sono emerse solo oggi, come si potrebbe pensare date le elezioni della presidenza della Repubblica.
Già molti anni fa, quando il clamore della cosa sarebbe stato contenuto, l'Espresso riportava candidamente le dichiarazioni di Marini in merito, in un lungo articolo dove venivano spiegati esaustivamente i retroscena della vicenda.
La verità è che a giocare con le strategie politiche, a spese della nazione e con grave danno, come poi si vedrà fino ad oggi, sono stati in molti e per diverse ragioni per ciascuno.
L'agnello sacrificale era Prodi, capo di un governo debole con un risicato numero di voti per la sua maggioranza.
Sul versante PRC, facevano da sfondo le beghe politico- stategiche tra Bertinotti e Cossuta, beghe che celavano la lotta per la leadership incontrastata all'interno del partito oltrechè l'oltranzismo politico ottuso della sinistra radicale italiana incapace di considerare il risultato minimo come vantaggio massimo.
Proseguendo con la descrizione del quadro, ci sono le tensioni all'interno delle forze dell'Ulivo, e all'interno del partito di D'Alemai.
Si vede sullo sfondo il fantasma della probabile e prossima rottura di Rifondazione, si pensa a come evitare le elezioni con l'appoggio eventuale di Cossiga e Mastella in sostituzione del vecchio alleato.
Alcune indiscrezioni evidanziano che Cossutta avrebbe garantito un numero di parlamentari a favore, dopo la scissione del suo partito, superiore a quello che effetivamente poi sarebbe stato.
Questo dato poteva rassicurare Prodi, che in tutti i modi sperava di evitare per un pelo la sfiducia, senza chiedere l'appoggio a Cossiga.
Da parte dalemiana e dei popolari poi, la fuoriuscita di Bertinotti doveva essere intesa comunque come la liberazione da una alleanza posta continuamente sotto il segno del ricatto e quindi in prospettiva, con nuovi numeri, si sarebbe potuto garantire un governo più stabile.
L'idea per Marini era quella di far cadere a questo punto il governo Prodi e di offrire il ruolo di premier a D'alema, il tutto con una partita di scambio che nel prossimo futuro avrebbe dovuto riguardare il Quirinale.
Su questo c'è una cena tra Marini, Veltroni, D'Alema e Mattarella a testimoniare l'accordo con il quale si sarebbe considerato il nome della Jervolino.
D'Alema però poi cambiò idea puntando su Ciampi.

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