MAUPASSANT, VERGA, KUNDERA E LA REALTA'

Maupassant, Verga e Kundera sono tre grandi autori pessimisti.
Maupassant[1] sembra pensare che la realtà sia fondamentalmente negativa.
E sia tanto naturalmente, tanto innocentemente negativa, che la prevalenza dei personaggi “cattivi” sui personaggi “buoni” deriva da un loro migliore adattamento alla realtà com’è.
In un mondo senza Dio, i grandi principi sono pure facciate dietro cui si nascondono i veri intenti degli uomini immorali, quasi sempre vincitori.
Coloro che hanno un sincero atteggiamento morale sono viceversa gli ingenui, coloro che non hanno capito come stanno le cose: e dunque i perdenti.
In Maupassant non c’è crudeltà.
Non c’è nemmeno cinismo: c’è disincanto.
S’incontrano tante persone miserabili e interessate, vili e avide, prevaricatrici e bugiarde, che alla fine le persone stimabili divengono eccezioni insignificanti, quantités négligeables.
Non è un piacere osservare come va il mondo, ma volendolo rappresentare onestamente, non si può che mostrarlo com’è.
La società come egli la descrive somiglia ai documentari sui leoni: un mondo in cui il più forte deruba gli altri predatori o divora vivo il più debole e alla fine – lungi dall’avere scrupoli – dorme beato all’ombra, interrompendosi solo per stirarsi e sbadigliare.
Ovviamente, anche per il Francese sono necessari dei punti d’osservazione, e cioè dei personaggi che possono essere positivi (Boule de Suif) o negativi (Bel Ami).
Ma ciò non cambia l’essenza del racconto, cioè l’affresco sconsolato della società com’è.
Se la protagonista, la prostituta Boule de Suif, è positiva, ecco che incontra borghesi negativi; mentre l’arrampicatore sociale senza scrupoli, Bel Ami, protagonista negativo, incontra e sfrutta anche persone per bene.
Poco importa: in ambedue i casi prevalgono i cattivi e il mondo rappresentato – il vero protagonista - è lo stesso.
Verga[2] è anch’egli un grande pessimista, ma il suo è un mondo meno naturalistico di quello di Maupassant.
Mentre nel Francese la prevalenza di certi personaggi si spiega con la loro mancanza di scrupoli, e si potrebbe dire in forza della loro maggiore intelligenza, in Verga si ha quasi l’intervento di una divinità malevola.
I suoi protagonisti non sono né più ingenui né più deboli degli altri: è il Fato, che li vince.
La barca dei Malavoglia è carica di sfortuna e non per caso, ma per un’ironia feroce, si chiama “La Provvidenza”.
È la tempesta, deus ex machina cieco e impersonale, che rovina i Malavoglia.
Così come è la sfortuna [...]

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