Magia Juve

Andiamo a prenderci la storia! Editoriale di M.
VIGHI del 25/02/2009 7.45.10   La Champions League per uno juventino non sarà mai un appuntamento come gli altri, sarebbe inutile nasconderlo.
Ero molto giovane quando si giocò quella stregata partita di Atene.
Eppure ricordo perfettamente il volto tirato di mio padre, quello di mio cugino, e degli amici di mio padre.
Persino mia madre me la ricordo affranta.
Ho ancora il ricordo di quel goal improbabile, poi solo quel senso di pietrificazione che sembrava avvolgere tutti, dai giocatori ai tifosi alla gente a casa.
Ricordo meglio la tragica serata dell’Heysel.
Rigore di Platini a parte, nulla mi riporta al rettangolo di gioco.
Fui spedito in camera mia, ma leggevo l’orrore negli occhi dei miei genitori, era chiaro che non stava accadendo qualcosa di normale.
Per chi come noi la juventinità ce l’ha nel sangue, ogni immagine del passato delle serate di coppa riportano con sé inevitabilmente le stesse sensazioni provate in quel momento.
Quella serata al Camp Nou con l’ultima Juve di Trapattoni e Platini, fort apache che resisteva per molto.
Poi quella maledetta punizione di Julio Alberto.
Arrivava il ritorno, e ricordo un impossibile colpo di testa di Archibald.
Infine quella prodezza di Platini, e tutti quei goal divorati da Pacione… Poi per molti anni fu silenzio.
Un silenzio che sarebbe stato interrotto da urla che avrebbero scosso le pareti di casa, tappi di spumante che saltavano, schiuma e baci e un’euforia inimmaginabile.
Di quelle serate ricordo ogni magia, Torricelli che pareva essere il terzino più forte del mondo, Peruzzi che ero certo avrebbe parato i rigori, Pessotto con la sua calma, Ravanelli con la sua grinta, Deschamps padrone del centrocampo.
Bastava guardare quei leoni e guardarli negli occhi: nessun dubbio che avremmo vinto noi! Una corse folle, e tutti in piazza.
Io, proprio io che nella vita ho sempre cercato di ostentare un equilibrio fin eccessivo.
Ma ero pazzo di gioia, ricordo i trattori decorati con le bandiere, i dementi che rovesciarono un autobus, e soprattutto quelle urla pazze, pazze di gioia.
Ma il nostro cammino in champions era destinato a ripiombare nuovamente nei binari più spesso seguiti nella nostra straordinaria storia calcistica.
Spesso, addirittura quasi sempre, i più forti.
Eppure, proprio in prossimità dell’ambito traguardo, pronti a scivolare sulla classica buccia di banana.
Della serata con il Borussia ricordo un senso di ineffabilità.
Dominammo.
Subendo tre tiri e tre goal.
E se sul terzo Peruzzi poteva avere [...]

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