Malati d’amore? Guarire sì, ma senza fretta

Lacrime, depressione, notti insonni, malinconia e senso di vuoto.
Tutti sintomi da “cuore infranto”, un disagio che in tempi di stalker ossessivi e di cronache piene di delitti passionali, i medici non prendono più alla leggera.
Il “mal d’amore” non è più considerato un fenomeno da romanzo dell’Ottocento, ma è diventato oggetto di convegni e dibattiti tra psichiatri e psicoterapeutici a livello mondiale.
Perché, se è vero che l’innamoramento è un’esperienza destabilizzante, ma felice, “lasciarsi” è senza dubbio un evento di grande impatto emotivo e spesso si è incapaci di affrontare un abbandono.
Insomma, quando si è felici è la cosa più bella del mondo, ma quando l’amore finisce e si viene abbandonati, sprofondiamo in una sofferenza che può sfociare in patologia, perfino in un’ossessione.
Un pensiero fisso da cui è difficile distaccarsi, al punto che l’ex monopolizza tutta la nostra mente.
  La dottoressa Federica Mormando, psichiatra e psicoterapeuta a Milano, fa parte della Commissione europea Educazione e Cultura, presidente di Eurotalent, lo dice chiaramente: «Separarsi da un amore può essere un’esperienza tragica.
È una ferita, profonda.
Se poi, siamo stati traditi e lasciati per un’altra persona si aggiunge anche una sorta di insulto.
O almeno si vive come tale».
Dottoressa, il mal d’amore è davvero un disagio così preoccupante? «Bisogna distinguere l’abbandono da un amore non ricambiato, dalla fine di una storia “vera”, che è stata di completa reciprocità affettiva.
Nel primo caso, è necessario ridimensionare ciò che credevamo fosse un grande amore, nel secondo caso invece staccarsi da quel rapporto è difficile perché si era “affettivamente dipendenti”.
Il dolore per la perdita del partner, nel momento della separazione è profondo e non ci sono differenze di sesso o di età.
Ci si sente incapaci di vivere senza di lui, senza di lei».
Come si esce da questa situazione? «Cercando aiuto dalle persone vicine, qualcuno a cui possiamo raccontare il nostro dolore e che ci rassicuri.
Sconsiglio invece di assumere psicofarmaci che molti credono possa essere una scorciatoia per lenire le ferite.
Dobbiamo cercare di affrontare il dolore e la prima terapia è il tempo: prima arriverà la fase emotiva i cui si spera che l’altro possa tornare, poi quella del ragionamento in cui si cercherà anche di capire gli errori commessi, poi quella del distacco quando finalmente si apre un varco nella nostra mente».
Quanto può durare tutto questo percorso? «Un [...]

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