Maldini, venti anni da bandiera: "Non ho intenzione di smettere"

MILANO - Maldini, stagione numero venti in maglia rossonera: se dovesse raccontare la sua carriera in tre fotogrammi? "Partirei dal settembre '78, dal mio primo giorno di Milan.
Avevo 10 anni e la mia unica esperienza era il campetto dell'oratorio.
Arrivo al campo di Linate accompagnato da mio padre e mi chiedono da quale squadra vengo.
Nessuna, rispondo.
Allora in che ruolo giochi? Nessuno, ripeto.
La mia carriera è cominciata proprio così" .
Seconda e terza scena? "La finale di Coppa del Mondo del '94, anche se la perdemmo.
Fu il culmine dell'annata più bella, con la vittoria in Coppa Campioni e lo scudetto.
La terza scena, ovviamente, è di appena due mesi fa, la notte dell'Old Trafford: riprovare l'emozione di sollevare quella coppa, dopo nove anni, è stata una cosa da brividi" .
Forse perché adesso, a 35 anni, il Baresi cui chiedere consigli è diventato lei? "Non funziona mica così.
Io non andavo da Baresi e Tassotti o prima ancora da Di Bartolomei e da Terraneo.
Semplicemente, li osservavo e cercavo di imparare dal loro esempio.
Ecco, diciamo che adesso gli altri osservano me e Costacurta" .
Fuori dal campo non si sente mai a disagio nel gruppo, lei che di un'altra generazione? "Assolutamente no.
Quando noi giocatori diciamo che Milanello è la nostra seconda casa, non è retorica: è la verità" .
Lo diceva anche Albertini, però Galliani e Ancelotti gli hanno fatto cambiare casa.
"La storia di Demetrio è come se l'avessi vissuta in prima persona, perché gli ho parlato spesso.
E' stato il classico caso in cui le strategie della società non coincidono con le aspirazioni del calciatore.
Mi dispiace, so quanto Demetrio volesse restare al Milan" .
In questi vent'anni, che cosa è cambiato in meglio nel calcio? "C'è sempre più professionalità.
Ci si allena meglio.
I giocatori che superano i trent'anni in grandi condizioni atletiche sono sempre di più.
E poi, con gli stipendi, è aumentato, almeno tra i campioni, il senso del mestiere: ottenere il massimo dal campo, senza pensare ai soldi".
Che cosa è cambiato in peggio? "Il calcio parlato.
Decisamente troppo.
Mi stanca, soprattutto nelle tv private.
Nessuno può impedire a chi non ha competenza di fare l'opinionista.
Ma la difesa c'è: basta spegnere o cambiare canale come faccio io".
Per il suo ex compagno Van Basten il calcio va riformato.
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