Marchini Sindaco Roma: Lettera di Gianfranco Polillo a “Formiche”

“Perché sostengo Alfio Marchini”: un articolo di Gianfranco Polillo indirizzato al Direttore di “Formiche” Caro Direttore, perché schierarsi con Alfio Marchini? Me lo hanno chiesto in tanti, considerati gli articoli scritti su Formiche proprio sul dissesto di Roma Capitale.
Rendere trasparente il processo che mi ha spinto verso questa decisione può, allora, essere utile.
Ben al di là del fatto individuale che riguarda la mia modesta persona.
I dati della crisi sono oggettivi.
Richiedono, pertanto, una diagnosi.
Soprattutto una possibile terapia.
Sono due le cose che per Roma sono esiziali: una profonda discontinuità con il passato e una rinnovata capacità di governo.
I due elementi stanno insieme.
Non possono essere separati.
Da anni Roma è stata vittima di un modello spartitorio, come direbbe Giuliano Amato.
Si è sempre votato non tanto per scegliere un sindaco, ma l’azionista di maggioranza relativo.
Lasciando a chi perdeva le elezioni la sua fetta di potere consociativo.
Questo modo d’essere del sistema di governo di Roma è stato certificato in modo inequivocabile dai protagonisti della saga di Mafia Capitale.
Esemplificazione giornalistica, ma anche fatto emblematico del format che ne ha dominato la vita politica.
Quel triangolo maledetto costituito da Luca Odovaine, ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni, Salvatore Buzzi, esponente delle cooperative rosse e Massimo Carminati, militante storico delle organizzazioni neo fasciste ne è la dimostrazione.
La Magistratura vaglierà le relative responsabilità.
Ma fin da ora è difficile non scorgere in quegli episodi il filo di una continuità che deve essere spezzato; se si vuole dare a Roma un destino diverso.
Quindi nessuna compiacenza verso le forze politiche che in tutti questi anni, non hanno visto o tollerato.
Nonostante la stima personale che posso avere sia nei confronti di Roberto Giachetti che di Giorgia Meloni.
Entrambi, tuttavia, rimangono esponenti di partiti profondamente in crisi d’identità.
Partiti che sono ancora in grado, qualora risultassero vincitori, di condizionarne le future scelte amministrative.
Se “democrazia del leader” deve essere, per riprendere il bel libro di Mauro Calise, scegliamo un personaggio fuori dalla mischia, nella speranza ch’esso contribuisca a rigenerare la vita stessa di quelle formazioni.
Nei confronti dei quali vale la vecchia definizione di Winston Churchill : “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta di tutte le altre forme finora sperimentate”.
Ed allora perché non [...]

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