Marchionne sbaglia

Se sei interessato  a ricevere la selezione "giornaliera"di articoli invia la tua richiesta a "reterache@alice.it" Dove Marchionne sbaglia QUANTITÀ CINESE E QUALITÀ TEDESCA Nicola Cacace - Economista  13/12/2010   Marchionne ha ragione che con la mondializzazione le grandi imprese devono investire laddove è possibile la massima saturazione degli impianti.
Ha torto quando immagina di realizzare questo giusto obiettivo con metodi più vicini alla Cina che all’Europa.
L’Italia, che ha titoli di qualità senza eguali nell’auto - il più alto numero di successi sportivi mondiali, il più alto numero di marche famose - non merita questo trattamento.
Nessun altro paese europeo è stato così generoso con le sue industrie da conceder loro il monopolio, neanche Gran Bretagna e Spagna che senza marche nazionali oggi producono molto più auto dell’Italia.
Fa bene la Camusso a ricordare a Marchionne la posizione di privilegio monopolistico concesso dal paese alla Fiat e di indignarsi «basta disprezzare l’Italia».
Basterebbe ricordare i molti record dell’industria italiana.
Senza andar lontano dall’auto, abbiamo un settore, macchine utensili ed industriali, dove l’Italia è ancora oggi il terzo esportatore mondiale dopo Germania e Giappone, prima di Francia, SU e G.
Bretagna.
Germania e Francia producono rispettivamente 5 e 3 milioni di auto investendo sulla qualità, senza alcun bisogno di regimi massacranti - 2 turni di 10 ore o 3 di 8 ore, sabato lavorativo, pause dimezzate, mensa annullata, assenze non pagate ad nutum dell’azienda - saturando gli impianti senza «ammazzare il cavallo».
Un contratto nazionale di settore si può fare, ma con i giusti metodi, non come vuole Marchionne e Confindustria «consente»: accettare il 100%del piano Fiat senza vera trattativa.
Bel modo esemplare di comportarsi della più grande azienda italiana, proprio quando i canoni del capitalismo moderno chiedono più attenzione agli stakeholder, lavoratori, consumatori e territorio e non solo agli shareholder, gli azionisti.
Coi suoi metodi Marchionne rischia di porsi fuori dal moderno capitalismo post crisi, puntando più sullo sfruttamento «stupido» degli uomini che sulla saturazione «intelligente» degli impianti, più sulla quantità cinese che sulla qualità tedesca.
La VolkWagen ha dimostrato che anche con turni di 6 ore, sino a 4 al giorno se il mercato tira, si ottengono insieme più risultati positivi, una saturazione degli impianti sino al 90%, una riduzione della settimana lavorativa a 36 ore coi mancati guadagni [...]

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