Marco Ferrante, s'AVANZA IL CORRIERE DEI PICCOLI

s'AVANZA IL CORRIERE DEI PICCOLI • da Il Riformista del 8 aprile 2010 di Marco Ferrante     E’ quello che si chiama un duro scambio di colpi.
Il 4 aprile Tito Boeri su Repubblica scrive un commento al voto del 28 e 29 marzo e si chiede «Come mai il mondo dei piccoli imprenditori, dei lavoratori autonomi e degli artigiani che, secondo le indagini del Corriere della Sera doveva essere sul piede di guerra, ha tributato un plebiscito alla Lega?».
Poi articola il suo punto di vista.
Ieri dalla prima pagina del Corriere gli risponde l’autore dell’inchiesta su professionisti, piccoli imprenditori, e autonomi, Dario Di Vico.
Incipit: «Davvero si può spiegare il successo della Lega come il frutto di uri sapiente incastro di escamotage fiscali e concessioni clientelari, come sostiene appassionatamente l’economista Tito Boeri sulla Repubblica di domenica?».
Per la cronaca, Boeri risponde stamane su Repubblica, quindi non è esclusa una puntata successiva.
L’oggetto del contendere è il ruolo e la consistenza delle élite sociali, economiche e politiche in questa fase della nostra vicenda pubblica.
Di Vico dice che non sono in grado di mettersi in relazione con la pancia del paese, e considera Boeri e Repubblica parte rilevante di questa élite.
Boeri ovviamente non la pensa così.
Ma è solo una polemica editoriale questa? In realtà l’aspetto più interessante di questa vicenda è la mutazione del Corriere della Sera.
Il giornale si mette a caccia di un nuovo carattere e della sua constituency lettorale.
Ci sono almeno due aspetti da notare.
Il primo riguarda il rapporto con il concorrente storico Repubblica.
Nella polemica sull’élite da cui muove l’articolo di Di Vico si sfonda quasi una barriera del politicamente corretto, non tanto perché parte dal Corriere - esso stesso luogo (azionario) dell’élite - ma perché si sfida quella sorta di primato progressista, dotato di universo valoriale e cattedra intellettuale, che Repubblica esercita.
Analogamente, era stato Ferruccio de Bortoli a usare l’espressione cattedra morale, nella cruenta polemica di metà ottobre con Eugenio Scalfari.
Non è titolare dell’unica cattedra morale del Paese», scriveva de Bortoli di Scalfari.
E quella polemica aveva segnato la Fine di un codice di rapporti consolidati, in uno scontro con il Fondatore dal fronte progressista.
Il secondo aspetto riguarda un nuovo modo di guardare il nord, e il recupero del rapporto con il suo lettorato, in parte allontanatosi dal Corriere a vantaggio del Giornale e di Libero.
Da questo punto [...]

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