Marketplace lending: cosa può insegnarci la lezione inglese

(Teleborsa) - Mentre i finanziamenti bancari alle imprese perdono smalto, le piattaforme di p2p made in Britain erogano sempre più prestiti.
Stiamo parlando del p2p lending nel mercato in cui ha visto la luce per la prima volta, il Regno Unito e che può guadagnare nuovi spazi anche in un contesto in cui la City sembra perdere la sua forza di capitale europea della finanza, con le banche internazionali pronte a lasciarla per paura che la Brexit impedisca loro di vendere servizi e prodotti liberamente nell'UE.
Vale circa l’85% del mercato europeo, continua a correre (+99% nel 2015, quando ha mosso 1,490 miliardi di sterline) e, in occasione del suo decimo compleanno, sta riscrivendo nuovamente le regole del gioco: evolvendo in complessità e diversità, spiega l'Ufficio Studi di BorsadelCredito.it.
Il peso del social lending alle pmi sul totale dei prestiti erogati in Gran Bretagna è del 3% e sale al 13% se lo sguardo si sposta alle piccolissime imprese, quelle sotto il milione di sterline di fatturato.
In generale le piattaforme britanniche nel 2015 hanno finanziato 10mila imprese nei settori diversi dal real estate, con prestiti medi di 76.280 sterline originati da 347 prestatori in media.
E hanno accolto appena il 22,7% delle richieste, segnale di una forte scrematura per selezionare solo i debitori più affidabili.
Una crescita non solo in termini di volumi, ma anche in qualità: in termini di diversificazione, con l’inclusione di prodotti nuovi, come avviene oltreoceano con il leasing nel settore auto, mentre altri comparti hanno assunto un peso tale da fare ormai quasi storia a sé, come il real estate che vale 600 milioni sul miliardo e mezzo raccolto nell'anno.
Ma nel 2015 un altro importante fenomeno si è fatto strada: la presenza, sempre più massiccia, di istituzionali che hanno finanziato il 32% dei prestiti al consumo e il 26% di quelli alle imprese.
Un segnale di maturità del mercato.
  Tutti questi numeri - e molti di più - sono contenuti nell'ultimo aggiornamento del report The Uk alternative finance industry, elaborato annualmente dal Centre for Alternative Finance dell’Università di Cambridge e dalla fondazione Nesta, in collaborazione con Kpmg.  La ricerca analizza il p2p anche dal punto di vista del prestatore: quello britannico sceglie nel 42,3% dei casi funzionalità automatiche: cioè investe selezionando solo ammontare, duration e rischio in un paniere diversificato.
“Una scelta che migliora l’efficienza del mercato - scrivono i ricercatori - perché sia i prestatori che le imprese [...]

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