Massa a Monza ha rischiato l'incidente con Alonso alla prima curva: la Ferrari deve dirgli chiaramente che è un numero 2

Stefano Domenicali dirige la Gestione Sportiva Ferrari.
A lui è demandata la responsabilità di far correre e vincere le Rosse.
Domenicali è uno che è arrivato in vetta dopo una lunga gavetta ma è uomo molto intelligente e capace, uno di quelli che – come il Presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo - credono  che solo il lavoro profondo, costante e intelligente possa dare risultati e vittorie.
Per esempio, l'aver stimolato l'allenamento e la professionalità dell'équipe dei meccanici ha portato allo stupefacente cambio gomme di Alonso domenica scorsa a Monza.
Domenicali, dunque, non è un mago (che in F1 non esistono) ma uno che lavora sodo.
Uno che a preso di petto le carenze della monoposto e della squadra risolvendone i problemi e dando a tutti tifosi, dopo la splendida vittoria di Fernando Alonso a Monza, la speranza che il titolo mondiale di F1 non sia più una chimera.
Diciamo però la verità.
Questo titolo mondiale è possibile soltanto se Felipe Massa si mette a disposizione della squadra, accettando di fare lo scudiero a Fernando senza cercare pericolose avventure come ha fatto alla prima curva di Monza, quando ha cercato di superare il compagno di squadra (come mostra chiaramente la foto).
Un attimo di brivido, di quelli che ti fanno pensare  che la “pronti via” a molti piloti di F1 si chiuda l’arteria del cervello.
Se in quel momento Felipe Massa non avesse riacquistato il ben dell’intelletto, le due Ferrari si sarebbero scontrate e il  mondiale sarebbe finito nel cesso.
Mi direte: poi Massa ha fatto il suoi dovere, inducendo Hamilton all’errore che lo ha costretto al ritiro.
Verissimo, ma questo è accaduto dopo.
Ora io penso che Felipe Massa sia un discreto pilota, ma sicuramente un numero 2.
Perché numeri 1 si nasce, numeri 2 si diventa.
E Massa, anno dopo anno, è diventato un numero 2.
Come Barrichello.
Il motivo di questa posizione degli attuali piloti brasiliani è facilmente spiegabile col fatto che, non appena arrivano a vincere qualcosa nelle categorie minori, ecco che subito vengono indicato come gli eredi di Ayrton Senna.
Mettiamoci d’accordo, fra i piloti brasiliani neppure Nelson Piquet, che pure ha vinto tre titoli iridati, può essere paragonato ad Ayrton.
Il quale era un fuoriclasse, una étoile, un inarrivabile.
Come lo fu Tazio Nuvolari.
Come lo fu Juan Manuel Fangio.
Voglio addirittura aggiungere che per me Ayrton Senna è stato più grande di Michael Schumacher e dei suoi 7 titoli mondiali.
Tornando a Felipe Massa, io mi auguro che non faccia più manovre [...]

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