Matteo Terzi: dalla scrivania alla strada al caravan di FRANCESCA MILANO 29.04.2016

Storia di un impiegato che si licenzia perché «intrappolato in una vita non mia», imbraccia la chitarra e va per strada a suonare.
Poi qualcuno lo nota e ora...
Matteo Terzi lo conoscete già, anche se non sapete di conoscerlo.
Lo avete sentito suonare mentre, di corsa e certamente in ritardo rispetto alla tabella di marcia delle vostre frenetiche giornate milanesi, attraversavate corso Vittorio Emanuele zigzagando tra i turisti.
Magari lo avete anche maledetto per la folla che gli si era creata attorno, facendo aumentare il vostro ritardo.
Se non vi siete fermati ad ascoltarlo cantare per strada potete rimediare comprando il suo nuovo disco, Skye, ma attenzione: non è la stessa cosa.
Non è la stessa cosa neanche per lui: «Suonare in strada mi permette di entrare in contatto con le persone, sento di essere utile: a volte la gente si ferma e prende fiato, mi sembra di regalare loro un momento di pace di cui nemmeno sapevano di avere bisogno».
E poi mettersi lì con la chitarra è un atto “non violento”: «Io sono qui e suono – spiega -, la gente si ferma quanto e se vuole.
Non è come a un concerto dove devi andare perdendo tutta la serata».
Per la verità, alla fine, le persone che si fermano ad ascoltare Matteo Terzi (che in arte si fa chiamare “Soltanto”) restano un bel po’.
In genere si dispongono a semicerchio, i bambini davanti, i manager un po’ in disparte.
A volte fingono di parlare al telefono, stanno lì a orecchiare le note.
Poi alla fine lasciano un’offerta nella custodia della sua chitarra e scappano via veloci, ché sono già in ritardo da un pezzo.
Con quei soldi Matteo Terzi vive: «Fare l’artista di strada è un lavoro», e anche serio.
Da anni è il presidente dell’associazione artisti di strada di Milano, anche se a lui Milano sta stretta: negli ultimi due anni ha girato le piazze d’Europa con la sua chitarra.
E proprio in una di queste piazze, quella della Borsa di Bruxelles, ha incontrato un produttore che gli ha proposto di registrare un nuovo disco.
«C’erano 200 persone quel giorno – racconta – e alla fine della mia esibizione si è avvicinato un uomo che mi ha detto: “Come mai suoni davanti a 200 persone? Io vorrei farti suonare davanti a 30mila persone!”.
All’inizio pensavo fosse un matto, poi però eccoci qua, con un disco nuovo e un tour europeo alle porte».
Niente teatri né club: fedele alla sua strada, Matteo Terzi ha scelto di girare l’Europa a bordo di un caravan «di quelli che si aprono e diventano un palco».
Laureato, di buona famiglia, la sua [...]

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