Memorie visive di un paralume: l'amico di penna

Ciao caro amico, da tanto non ti scrivo ma devi perdonarmi, sono stato innamorato.
Ho dovuto spendere tempo, energie, pensieri per una ragazza che pensavo unica al mondo, solo per poi scoprire che nello stesso mondo ci sono migliaia, ma che dico, milioni di altre ragazze.
E nessuno si era degnato di dirmelo! Ma com’è possibile tacere una simile verità, con quale coraggio i miei amici partivano e tornavano dai loro viaggi lussuriosi lasciandomi allo scuro di tutto.
Per forza li vedevo sempre allegri, per forza li vedevo sempre in forma.
E io qui a languire, annoiarmi, appassire come un cavolo abbandonato al sole, mai colto dall’orto.
Marcire giorno dopo giorno, mese dopo mese, credimi caro amico di penna, è una vera tortura.
Uno stillicidio che non meritavo e solo la fuga di una ragazza verso l’ignoto e quindi verso me, ha permesso a questo segreto d’essere svelato.
Ma quant’era bella, amico mio, quant’era bella! Capelli lunghi e corvini, lisci e talmente leggeri da permettere al vento di entrarci e sollevarli come minuscole corde impazzite.
Occhi bui, impossibili da guardare, voce ruvida e bassa, che sola sarebbe bastata a far cadere qualsiasi uomo, anche un eroe, tra le braccia di lei.
E io cosa potevo fare? La conobbi sul sagrato della chiesa, fuori messa, poco prima che piovesse.
Lo so, sembrerebbe un dettaglio insignificante ma stavo per dirti che proprio per un improvviso acquazzone ci rifugiammo tutti e due sotto i portici della canonica.
Lì rimanemmo per un’ora almeno, senza dire niente.
Ma io non potevo non spiarla, sospettoso di questa figura umana, che poco aveva in comune con la mia e con quelle dei miei amici.
Noi spigolosi nei tratti, lei nemmeno un angolo.
Noi ruvidi, setolosi, spinosi, lei liscia, pallida, aggraziata.
Accidenti, quanto ci misi a perdere il controllo? Credo che frugarle nella sottoveste fu la prima cosa che feci.
Poi, non ricordo altro.
Sono quasi certo che mi colpì alla tempia con la borsetta, eppure i dettagli non li ricordo.
Aprendo gli occhi vidi solo il suo palato farsi enorme davanti ai miei occhi.
Mi urlava in faccia, insultandomi.
Ma perché? Stavo solo cercando di scoprire le differenze tra lei e noi, tutto qui.
Se male ci fu, solo le mie ferite lo generarono, la contusione, la sorpresa e un po’ di vergogna.
In sostanza, caro amico di penna, tanto presto feci ad innamorarmi, altrettanto celermente me ne dimenticai, inebetito dal colpo e dalla scoperta che come lei altre avevano un sospiro tra le gambe anziché un rigurgito.
Perché ne parlo così, tu mi chiederai [...]

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