Memorie visive di un paralume: quella che bacia l'Uomo Nero

La sensazione è: mi sto nebulizzando.
Spruzzo e vaporizzazione, non vado a toccare il pavimento.
Non macchio, non traccio più la mia vita da questo momento in avanti.
Ho toccato, scottandomi.
Ho sbagliato, pagandola.
L’Uomo Nero non sta sotto, ma sopra al letto.
Inutile piegarsi per cercarlo tra i riccioli della moquette.
Comodamente sdraiato, guarda la televisione in camera mia, fumando, ridacchiando, spiando le mie mosse.
Che c’è di strano nello specchiarsi? Per lui pare lo sia, mi spegne l’entusiasmo con un’occhiata riflessa e boccia la mia pettinatura a schiaffo.
Preferisce essere lui il mio coiffeur.
L’Uomo Nero, carnagione bianca e barba incolta, ha denti gialli che non avevo mai notato prima ed è chiaro che l’amore ad un solo senso di marcia t’acceca.
Nelle vere coppie l’uno vede i difetti dell’altro, ma dell’uomo nero io non cerco i difetti, avendoli tutti bene in vista.
Il copriletto arancione non rende giustizia alla mia camera ben arredata, l’odore di chiuso portato dall’Uomo Nero impregna e comprime.
Accidenti, aveva ragione mio padre sul suo conto.

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