Mentana racconta l'addio a Mediaset: «Un gruppo che è un comitato elettorale»

Fonte «passionaccia» uscirà il 13 maggio (rizzoli).
vanity fair ne anticipa un capitoloIl giornalista pubblica la sua lettera (inedita) scritta a Confalonieri, nel suo primo libro MILANO - «La nostra cena si è conclusa da poche ore.
Le dico francamente che è stato un errore invitarmi.
Mi sono sentito davvero fuori posto.
C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto.
Sembrava una cena di Thanksgiving...
Un giorno del ringraziamento elettorale.
Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto.
Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine...
Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo...
Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi».
Sono le parole della lettera - mai resa nota - che Enrico Mentana scrisse a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, dopo una cena con i vertici di Mediaset e tutti i suoi direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi.
La pubblica nel suo primo libro, Passionaccia (Rizzoli), in uscita il 13 maggio.
L'ANTICIPAZIONE - A Vanity Fair, che gli dedica la copertina - in edicola dal 13 maggio - Mentana anticipa un capitolo del libro e risponde a molte domande rimaste senza risposta.
Su quella notte («Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi»), su come Confalonieri lo convinse a restare, e sul perché il 9 febbraio scorso, la sera della morte di Eluana, l'azienda scelse invece la rottura.
Lei scrisse a Confalonieri perché tra di voi c’era un rapporto speciale.
Era stato lui a difenderla ogni volta che qualcuno aveva chiesto la sua testa.
Perché, allora, lo scorso febbraio ha smesso di stare dalla sua parte? «Non lo so.
Ma sa qual è l’aspetto della nostra “rottura” che mi è dispiaciuto di più? In questi mesi, Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze».
Motivo di più per chiedersi perché.
«Evidentemente o lui o l’azienda hanno ritenuto che la misura fosse colma.
Si saranno chiesti: è più importante [...]

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