Mi hai mostrato le tue dita di rosa

Mi hai mostrato le tue dita di rosa: piccole, bianche dita.
Le ho guardate steso sul fondale di un mare caldo, forse il mar dei Sargassi, come una vecchia anfora affondata assieme ad un carico di pirati.
La tua mano è una piccola seppia trapassata dall'anima di luce che riscalda gli abissi marini; smuove la sabbia nella notte come abbaglianti di una macchina di sconosciuti che ti osservino con occhi vacui dai finestrini, con i palmi delle mani appiccicati sui vetri, la pioggia a travestirsi da lacrima; topi da laboratorio, a ricordarti l'incomunicabilità di essere vivi.
Non c'è differenza fra un'associazione di carcerieri e una comunità di prigionieri: tutti si stringono indifferentemente la mano.
Me ne sto su un letto di aghi di pino come un fachiro, irretito da milioni di code d'anguilla, viscide sulla bocca, a cercare di scartare con mani tremanti un regalo che affonda nelle sabbie mobili di un deserto d'incoscienza.
Ascolto.
Appena ti muovi è una scroscio di piccole biglie, una slo...

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