Michelangelo Antonioni Opere pittoriche

  DAL FITTO TELAIO CROMATICO EMERGE L'ESIGENZA DI ANDARE "OLTRE" LO SGUARDO Opere pittoriche di Michelangelo Antonioni esposte al Palazzo die Diamanti di Ferrara   "Devo pensare alla vecchiaia, a crearmi un'altra attività per quando mi manderanno in pensione come regista".
Con ironia sottile, Michelangelo Antonioni così diceva della sua pittura nel 1983, quando alla Biennale di Venezia veniva allestita una rassegna di un centinaio di suoi quadri.
Gli amici Bassani ed Argan lo avevano a lungo pungolato perché esponesse quelli che chiamava "scarabocchi", ben consapevoli, invece, della sua straordinaria capacità di esprimere, attraverso il fitto telaio cromatico, quell'esigenza di andare oltre lo sguardo che ha caratterizzato la sua attività di regista cinematografico.
Riconosciuto dalla critica internazionale come uno dei pochi grandi nomi della storia del cinema, solo un ristretto gruppo di amici sapeva dell'attività pittorica, anche perché troppo fedele alle sue annotazioni che tendevano a smitizzare tale esperienza.
Scrive infatti: "I miei tempi interiori non sono quelli che l'industria sceglie per me, e così, nelle lunghe, forzate pause tra un film e l'altro cerco uno sfogo.
Scarabocchio incessantemente, riempio fogli, cancello.
Di notte mi capita di mettere la macchina da scrivere accanto al letto.
Scrivo finchè non mi addormento.
Però mai quando giro un film: so fare una cosa sola alla volta.
Alla recente esposizione nella sua città natale, Ferrara, ("Michelangelo Antonioni: le montagne incantate ed altre opere", dal 30 luglio al 19 dicembre a Ferrara, Palazzo dei Diamanti; catalogo a cura di Enrica Fico Antonioni, coordinamento di Carlo di Carlo; interventi di Franco Farina, G.
C.
Argan, Roberto Tassi, Maurizio Calvesi, Alberto Boatto; edizioni del Comune di Ferrara) nella quale è stato insignito della Laurea honoris causa, il Palazzo dei Diamanti si è trasformato in una gioiosa messa in scena cromatica: dalle distensioni delle Montagne incantate ai piccoli aggrovigliati intrecci filiformi, ci si avvicina alla duplice vocazione di Antonioni nell'evidenziare e nel penetrare oltre il quadro.
Il progetto è ambizioso, quasi filosofico: "Noi sappiamo - scrive - che sotto l'immagine rivelata ce n'è un'altra più fedele alla realtà, e sotto quest'altra un'altra ancora, e di nuovo un'altra sotto quest'ultima.
Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai.
O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà".
Il fascino in tutti suscitato dai [...]

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