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MILAN: E’ LEONARDO IL DOPO ANCELOTTI? E’ convinzione crescente e ormai consolidata, in più suffragata dalle solite voci di corridoio, che il successore di Carlo Ancelotti in pectore già esista e risponda al nome di Leonardo nascimento de Araujo.
Sarà Leo il nuovo mister, tra un anno o magari già dal primo di luglio.
Il dopo, quindi, ha già un’identità.
L’attuale direttore operazioni area tecnica sa tutto del Milan.
Per averci giocato con profitto, per aver fatto l’uomo ombra di galliani, per essere stato il braccio armato di Braida nella caccia ai talenti più fulgidi della nouvelle vague brasiliana, da kakà a Pato.
Per qualcuno un ex compagno di trincea, per molti un confidente, per tutti un uomo intelligente e di stile.
Non ha mai allenato, ma sta facendo il patentino e a dicembre, di fatto, è stato lui stesso a lanciare la sua candidatura.
Come Ancelotti adesso, è considerato un aziendalista convinto, anzi Leonardo lo sarebbe anche di più.
A fine giugno il bilancio del Milan soffrirà di un pesante passivo, difficile che sia l’estate buona per attuare la rifondazione.
Ecco perché l’idea di un tecnico allineato piace alla proprietà e alla dirigenza e Leo scenderebbe in panchina direttamente dalla stanza dei bottoni, senza calpestare l’orticello di nessuno.
Dalla scrivania alla panchina, come Capello nel ‘91; con rispetto profondo del precetto gallianesco del Milan ai milanisti.
Perché le scelte esterofile, da Tabarez a Terim ancora bruciano.
Ma un margine di rischio c’è.
Leo non ha esperienza da conduttore di uomini e rischierebbe di instaurare un trend di eccessiva complicità con la truppa.
Maggiori garanzie, sulla carta, potrebbe fornirle Donadoni, che bene o male è già stato CT a 45 anni, o Spalletti, che milanista non è, ma che fonda la sua credibilità su una comprovata capacità di dare un gioco spettacolare e un’atteggiamento sempre propositivo alle sue squadre

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